Coma cautelarsi dai ladri di appartamenti

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Si ringrazia della collaborazione l’Agenzia Atlantica Investigazioni di Roma.
Un’Opera forzatamente sintetica come la presente non può sperare di rispondere a tutti i quesiti che nascono  dalla vita vissuta : l’Agenzia Atlantica Investigazioni si é cortesemente detta disponibile a rispondere a quesiti posti dal pubblico via internet all’indirizzo : info@atlanticainvestigazioni.it.

I – Come difendersi dalle aggressioni in casa –
D.- Come va stimato il livello di rischio di una casa ?
R – Di solito il rischio di una casa é valutato considerando i seguenti elementi:
A) Caratteristiche dell’abitazione  ( appartamento,  villetta a schiera, , ubicazione delle finestre e , in genere, degli accessi naturali ) ; B) sua ubicazione ( urbana o extraurbana, nel centro storico o in periferia, casa isolata o no); C) tipologia del vicinato   (borghese, proletario, degradato ).

D –  In un condominio il rischio é maggiore nei piani alti o bassi ?
R –  Al contrario di quel che si può pensare, gli appartamenti nei piani alti e in particolare  negli ultimi, sono quelli più a rischio, perché il relativo pianerottolo é meno “di passaggio” e quindi il ladro può operare con più tranquillità.

D – Quali sono le più utili difese anti-intrusione ?
R – La più efficace difesa é naturalmente costituita da una porta difficile da violare. Una porta quindi munita di accorgimenti contro un’eventuale manomissione : sagomatura antigrimaldello, false tacche sulle leve, pistonemi a funghetto nei tipi a cilindro e così via. Un tecnico potrà sul punto aiutare a fare la migliore scelta.
Può essere utile dotare la porta di due serrature: una più semplice da usare normalmente e l’altra più sofisticata da usare in caso di lunghe assenze. Anche l’applicazione di una barra d’acciaio, irrobustendo la porta, può essere utile. A patto però che il materiale del telaio non sia debole ( laminato o legno leggero ) : in tal caso infatti un ladro di media “professionalità” riesce facilmente a entrare segando una porzione della porta al di sotto della barra di rinforzo .

D – E una porta blindata ?
R – Certamente una porta blindata e munita di un spioncino, di un limitatore di apertura ( fermo o catenella per mantenere l’uscio socchiuso ) e di una fascia antipolvere sul bordo inferiore, é l’optimum. Ma attenzione : anche la migliore porta blindata, se non viene chiusa a chiave, ma col semplice saliscendi, é alla portata di un qualsiasi ladruncolo : gli basterà inserire un semplice foglio di plastica rigida ( molto usate le radiografie ) nelle fessure tra la porta e lo stipite esterno, per far scattare il saliscendi.
Oltre a quella di “tirarsi dietro” la porta senza chiuderla a chiave, un’altra abitudine da evitare é quella di chiudere la porta dall’interno lasciando la chiave nella serratura : infatti al ladro é facile, operando all’esterno con un attrezzo ad hoc, far girare la chiave ed entrare.

D –  E l’installazione di un impianto antiallarme ?
R – Certamente può essere utile. Sono ormai in commercio molte tipologie  di sistemi elettronici anti – intrusione. Alcuni più, altri meno costosi.

D – Cominciamo dai meno costosi.
R – I meno costosi sono dati dagli impianti basati su sensori inerziali o di urto.  In sintesi il loro meccanismo é questo : una sfera di metallo si appoggia a dei contatti dorati, chiudendo così il circuito elettrico. Quando una vibrazione ( conseguente a un urto o a una pressione) provoca il distacco della sfera da uno dei contatti, il circuito si interrompe e scatta l’allarme . I sensori inerziali  vanno applicati naturalmente  alle porte e, se del caso,  alle finestre, e hanno di bello che possono essere attivati anche quando i proprietari sono in casa.

D. Passiamo ai dispositivi più sofisticati .
R – Più sofisticati sono i dispositivi di tipo volumetrico ( detti così perché presidiano un “volume” : una stanza, un corridoio….) . Basandosi su un principio affine a quello del radar o del somnar, captano i movimenti avvenuti dentro il “volume” protetto.

D – Abbiamo visto così i vari sistemi di captazione di un’intrusione. Ma a nulla ciò servirebbe se l’intrusione captata non fosse poi segnalata a chi di dovere. Che sistemi di segnalazione vi sono ?
R –  Anche qui ve ne sono vari tipi : alcuni sono solo ottici, altri solo acustici, altri ancora solo telefonici. Nei sistemi più avanzati tali modalità di segnalazione si sommano.

D – La sirena bitonale con lampeggiatore, che si vede all’esterno di tante abitazione é efficace ?
R – Certamente un’efficacia ce l’ha . Ma proprio la sua diffusione ( dovuta al suo basso costo ) ha finito per ridurla. Chi la sente, o la confonde con il suono dell’antifurto acustico di un’auto o pensa a uno dei tanti falsi allarmi e… non interviene.  Aggiungi che non é sempre facile, sentito l’allarme, individuare la sua fonte : la casa da cui parte. Aggiungi ancora che – in forza di una norma CEI – il suono della sirena deve avere una durata limitata : non più di tre minuti.

D – E allora ?
R.-  Allora  i sistemi più evoluti, anche se naturalmente più costosi, quando registrano un tentativo di intrusione, oltre ai segnali acustici attivano un teleallarme , cioé inviano  una segnalazione  al proprietario ( di solito, al suo cellulare ) o a un Istituto di vigilanza privata o a una Centrale operativa delle forze di polizia ( 112 e 113 ). Chiaro che l’Istituto di vigilanza si fa pagare.

I lettori desiderosi di approfondire l’argomento possono utilmente consultare il bel libro di  Pierpaolo Martucci e Stefano Lupi, dal titolo “Prevenire, tutelarsi, difendersi”.

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