L’acquisizione dalla corrispondenza epistolare (seconda parte)

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In. – Abbiamo visto che non può essere rivelato il contenuto della corrispondenza intercorsa tra terzi ( salva “giusta causa” ). Nessun divieto però penso ci sia di rivelare il contenuto della propria corrispondenza, della corrispondenza cioé intercorsa tra noi e un terzo.

Avv. – Nessun divieto c’é per la “rivelazione” ( la comunicazione cioé limitata a ben individuate persone : Mariolina dice al suo avvocato che in una lettera il marito le veniva a confessare questo e quest’altro ). Un divieto invece esiste per la “pubblicazione” ( cioé la comunicazione del contenuto della corrispondenza fatta in modo che quisque de populo ne possa venire a conoscenza : Mariolina comunica a un giornale che….). Tale divieto risulta dall’art. 93 L. 22 aprile 1941, n. 633 ( legge sulla protezione del diritto d’autore ), il quale recita :
“ Le corrispondenze epistolari, gli epistolari, le memorie familiari e personali e gli altri scritti della medesima natura, allorché abbiano carattere confidenziale o si riferiscano alla intimità della vita privata, non possono essere pubblicati, riprodotti , od in qualunque modo portati alla conoscenza del pubblico senza il consenso dell’autore, e, trattandosi di corrispondenze epistolari e di epistolari, anche del destinatario. ( omissis)”.

In. Ma il divieto di pubblicare la corrispondenza allorché abbia “carattere confidenziale o si riferisca alla intimità della vita privata” implica che Marilina non potrà produrre in giudizio quella tal lettera in cui il marito le confidava di avere contratta una malattia venerea o quell’altra lettera in cui la flglia si lamentava che il padre l’aveva percossa o peggio. Infatti,  produrre tale lettera in un giudizio, significa praticamente darla in pasto al pubblico, “pubblicarla”.

Avv. Senza dubbio é così, senza dubbio il legislatore considera una comunicazione del contenuto di una lettera come una sua “pubblicazione” ; però il legislatore tiene conto delle esigenze del diritto di difesa – diritto garantito costituzionalmente – e nell’art. 94, in deroga all’articolo 93 prima citato, stabilisce che “il consenso indicato all’articolo precedente non é necessario quando la conoscenza dello scritto é richiesta ai fini di un giudizio civile o penale o per esigenza di difesa dell’onore o della reputazione personale o familiare”. Quindi la Mariolina del precedente esempio potrà con tutta tranquillità produrre in giudizio le lettere che gli ha scritto il marito e la figlia.

In- Voltiamo pagina : abbiamo parlato della corrispondenza epistolare, parliamo ora della corrispondenza elettronica. Quel che abbiamo detto per quella, vale anche per questa ?

Avv. Certamente, sì : infatti nel suo ultimo comma, l’articolo 616, da noi già citato, equipara la corrispondenza informatica o telematica alla corrispondenza epistolare. Più precisamente tale comma recita : “Agli effetti delle disposizioni di questa sezione, per “corrispondenza” si intende quella epistolare, telegrafica, telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza”.

In- Quindi, se la sospettosissima moglie di Marietto, approfittando di una sua assenza, entra nel suo mail-box e prende cognizione di una e.mail a lui spedita, commette il reato di violazione di corrispondenza, il reato previsto dall’art. 616 ?

Avv- Non é detto : bisogna vedere se la posta elettronica del marito era, o no, protetta.

In. Mettiamoci nel caso più usuale : era protetta nel senso che vi si poteva accedere solo utilizzando una password.

Avv. Allora il resto ci sarebbe, perché la e.mail protetta da una password dovrebbe essere parificata , non alla posta “aperta”, ma alla posta “chiusa”.

In- Ed é rilevante la cosa ?

Avv- Certo, perché abbiamo visto che il reato di violazione di corrispondenza  c’é se uno prende conoscenza di una corrispondenza “chiusa”, e non se prende conoscenza di una corrispondenza “aperta”.

In- E nel caso, non raro, che più persone siano in possesso della password ? Ad esempio, della password sono in possesso sia Caio che sua moglie Caia; oppure della password sono in possesso sia il datore di lavoro, Caio, che i lavoratori subordinati, Tizio e Sempronio.

Avv- Ebbene in tal caso la mailbox si considererà non protetta nei riguardi della moglie Caia, del primo esempio, e dei lavoratori subordinati, Tizio e Sempronio del secondo esempio. Ti dirò anche che la nostra Corte Suprema di Cassazione fu chiamata a giudicare sul caso di un datore di lavoro che aveva letta una e.mail spedita a un suo subordinato, nel computer a lui affidato, ma di cui il datore di lavoro conosceva la password….

In- E che cosa decise la Corte ?

Avv- Decise che il reato non sussisteva, perché la corrispondenza doveva considerarsi “aperta”, dal momento che il datore di lavoro aveva libero accesso alla password.

In- Se io entro nel mail box di una persona senza il suo consenso, commetto il reato di violazione di corrispondenza ?

Avv. Se questo mail box, come é la norma, é “protetto”, senza dubbio commetti il reato di “violazione  di domicilio informatico” previsto dall’articolo 615ter…

In.  Stop. Prima di proseguire,  che mi dice  questo articolo ?

Avv- Quest’articolo ti dice  che “Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la sua volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, é punito con la reclusione fino a tre anni. (….)”.

In. Grazie, continua il discorso.

Avv. Certamente, dicevo, se tu entri in una meil box protetto , commetti un reato, quello appunto di cui all’art. 615 ter; non é detto però che tu commetta il reato di “violazione di corrispondenza” di cui all’art. 616. Infatti nel mail box potrebbe mancare della corrispondenza vera e propria : potrebbe essere occupato solo da quelle e.mail mandate a pioggia ( spam ) e che contengono comunicazioni pubblicitarie o   riviste.

In. Ma corrispondenza non é una qualsiasi e,mail ?

Avv. Non per il nostro legislatore penale, che ha accolto il concetto di “corrispondenza” formulato, nel suo articolo 24, dal Regolamnto postale ( D.P.R. 24.05.1982 n.655) – articolo che recita : “Si considera corrispondenza epistolare qualsiasi invio chiuso, ad eccezione dei pacchi, e qualsiasi invio aperto che contenga comunicazioni aventi carattere personale e attuale”.  E certamente una rivista o una comunicazione pubblicitaria mancano del requisito della “personalità”.

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