L’acquisizione dalla corrispondenza epistolare

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Si ringrazia l’Agenzia Atlantica Investigazioni di Roma per la collaborazione data alla pubblicazione di questa Opera.
L’Avv. Sanguineti e il titolare dell’Agenzia sono disponibili a dare risposta ai quesiti attinenti la materia trattata in questa Opera, che venissero posti via internet indirizzando a info@atlanticainvestigazioni.it

I – Prova acquisita dalla corrispondenza altrui
I – Mettiamo che una moglie gelosa apra la corrispondenza del marito e legga quel che mai avrebbe voluto leggere : e cioé che l’amato coniuge la tradisce con un’altra donna. Può farne fotocopia e portarla al suo avvocato perché la produca in quel processo di separazione, che lei é decisissima a  fare ?

Avv. Una domanda interessante la tua. Ma prima di propormela avresti dovuto chiedermi se quella moglie poteva prendere cognizione della corrispondenza del marito.

I – Te lo chiedo ora : poteva ?

Avv. – No, non poteva. Un tempo,sì, si sosteneva che un coniuge potesse controllare la corrispondenza dell’altro coniuge….

I.- Ci si sarà riferiti al coniuge-uomo : quello che aveva la potestà maritale….

Avv.- E’ così. Ora non c’é nessuno che sostenga che il marito possa controllare la corrispondenza della moglie. La potestà maritale non esiste più e, come tutti noi sappiamo, la Costituzione solennemente stabilisce, nel suo articolo 29, che “il matrimonio é ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi”.

I.- Ma tale eguaglianza non impedirebbe di ammettere un controllo reciproco tra i coniugi-

Avv.- Sì, é vero; ma lo impedirebbe l’alta concezione che ha, del rapporto di coniugio, il nostro Legislatore, che lo vuole fondato – così dice espressamente l’articolo 1 della legge sul divorzio – sulla “comunione spirituale e materiale dei coniugi” : chiaramente non si potrebbe parlare di una “comunione spirituale e materiale” tra due persone, che si spiano a vicenda. Comunque sia, se lo ficchino bene in testa i nostri mariti e le nostre mogli gelose, é assolutamente pacifico che essi non possono controllare la corrispondenza del coniuge. E per meglio imprimerlo nella nostra e loro testa riporto di seguito, quel che si può leggere a pag. 369 del Commentario alla Costituzione di un illustre giurista, il Bibula : Le norme costituzionali dedicate all’ordinamento familiare non giustificano limitazioni della libertà e della corrispondenza da parte di un coniuge nei confronti dell’altro.

I.- Ma un coniuge commette reato se controlla un altro coniuge ?

Avv.- Ovviamente, no, se lo controlla facendo un pedinamento o un appostamento (purché non molesto! ); sì, invece, se, come nell’esempio da te fatto, lo controlla prendendo cognizione della sua corrispondenza. Precisamente, nell’esempio che tu mi hai fatto, cioé di una corrispondenza epistolare, commette, salvo quel che meglio specificheremo subito, il reato di cui all’articolo 616 codice penale – che di seguito riporto.
Art. 616 Cod. Pen. ( Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza ). Chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al fine di prenderne o di farne da altri prendere cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta,ovvero, in tutto o in parte, la distrugge o sopprime, é punito, se dal fatto deriva nocumento ed il fatto medesimo non costituisce un più grave reato, con la reclusione fino a tre anni.
Se il colpevole senza giusta causa, rivela, in tutto o in parte, il conetnuto della corrispondenza, é punito, se dal fatto deriva nocumento ed il fatto medesimo non costituisce un più grave erato, con la reclusione fino a tre anni.
Il delitto é punibile a querela della persona offesa.
Agli effetti delle disposizioni di questa sezione, per “corrispondenza” si intende quella epistolare, telegrafica, telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza.

I.- E’ un articolo, mi pare, un po’ contorto : non é facile comprendere quando si cada nel reato da esso previsto.

Avv.-  Per semplificartene la comprensione tieni presente che l’articolo prevede tre ipotesi di reato.
Prima ipotesi : la distruzione o la soppressione della corrispondenza – ipotesi che a noi qui non interessa.
Seconda ipotesi, la sottrazione o distrazione della corrispondenza ( poco importa se chiusa o aperta ), ma solo , bada bene,  per il caso che  avvenga “ al fine di prenderne o di farne da altri prendere cognizione “ ( quindi se Mariolina sottrae, sì, la lettera scritta dall’amante al marito Marietto, ma solo al fine di nascondergliela, il reato non c’é ).
Terza ipotesi, la “presa di cognizione” di una corrispondenza, bada bene, chiusa, non “aperta”.

Disc. Ma cosa s’intende per corrispondenza “aperta” ?
S’intende quella corrispondenza, che non é stata spedita dal mittente adottando delle cautele ( la più elementare, il suo inserimento in una busta ) dirette a impedirne la cognizione, da parte di chi non sia il suo destinatario.

I.- Quindi se Mariolina si limita a prendere cognizione della cartolina spedita da Alfonsina a Marietto, non commette reato.

Avv.- No, non lo commette . Però, bada, un reato lo commetterebbe se, sussistendo certi presupposti, ne rivelasse il contenuto ad altri.

I.- Ma quali sono questi presupposti che rendono punibile la rivelazione della corrispondenza aperta ?

Avv.- Sono indicati nell’articolo 618, che di seguito riporto.
Art. 618 Cod. Pen. ( Rivelazione del contenuto di corrispondenza). Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’art. 616, essendo venuto abusivamente a cognizione del contenuto di una corrispondenza a lui non diretta, che doveva rimanere segreta senza giusta causa lo rivela in tutto o in parte, é punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da euro 103 a euro 516.
Il delitto é punibile a querela della persona offesa.
Quindi Mariolina , che  presa conoscenza di una corrispondenza aperta, ne rivela il contenuto, sarà punibile a due condizioni : prima, se ne ha preso cognizione “abusivamente” ( pensa a Mariolina che prende visione della cartolina spedita a Marietto  rovistando nella sua borsa ); seconda,  se la corrispondenza ( a prescindere dal suo contenuto ) “doveva rimanere segreta” ( a chi é rivelata, pensa la cartolina spedita dall’amante Alfonsina a Marieto, che Mariolina rivela al coniuge di Alfonsina ).

I.-Il reato  sussiste anche se la lettera, di cui Mariolina prende cognizione rovistando nelle carte del marito, é pronta, sì, per essere spedita ( dal marito ), ma non é ancora stata spedita ?

Avv. – No, i reati di cui agli articoli 616 e 618 riguardano solo  la “corrispondenza”; e tale non é considerata la lettera che non é stata ancora spedita o che é stata già ricevuta. Ciò naturalmente non significa che una persona possa rivelare impunemente il contenuto delle lettere ( non costituenti corrispondenza ) e delle altre carte che appartengono ad un’altra persona e che questa vuole mantenere segrete. Assolutamente no : Mariolina che, trovata sulla scrivania del marito la lettera da lui scritta all’amante Alfonsina, ne rivela il contenuto al di lei coniuge ( cornuto ), non verrà punita per l’articolo 616 o 618, ma per l’articolo 621, che recita :
“ ( Rivelazione del contenuto di documenti segreti ) .Chiunque, essendo venuto abusivamente a cognizione del contenuto, che debba rimanere segreto, di altrui atti e documenti, pubblici o privati, non costituenti corrispondenza, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, é punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione fino a tre anni o con la multa da € 103 a € 1.032.
Agli effetti della disposizione di cui al primo comma é considerato documento anche qualunque supporto informatico contenente dati, informazioni o programmi”.

I.- Tu hai detto che commette reato chi prende cognizione di una corrispondenza chiusa. Ma lo commette anche se non apre l’involucro, anche se non apre la busta ? Penso a uno che si limiti a prendere cognizione del contenuto di una busta ponendola contro luce.

Avv. Sì, anche in tal caso il reato c’é – ed é pacifico. E , bada, il reato ci sarebbe anche se dentro la busta non ci fosse una lettera, ma, metti, una fotografia o, ancor più semplicemente, un ciuffo di capelli. E , infatti,  anche la spedizione di un ciuffo di capelli può essere un fatto che il mittente, adottando delle cautele ( idest, inserimento in una busta del ciuffo ) vuole mantenere segreto.

I.- Torniamo al caso da cui eravamo partiti : Mariolina che, presa cognizione della lettera al marito che rivela la sua infedeltà, ne vuole far valere il contenuto in una causa di separazione. Dopo quello che tu hai detto, mi pare che, se lo fa, si mette nei guai.
Avv.- Se si limita a rivelare il contenuto di una corrispondenza aperta o di un documento non costituente corrispondenza, no. Infatti il nostro codice, come ti risulterà se leggerai più attentamente l’articolo 616 ( nel suo secondo comma ), l’articolo 618 e l’articolo  621 , scrimina ( cioé non ritiene illecita ) la rivelazione di una corrispondenza fatta “per giusta causa”  – e una giusta causa certamente é da ravvisarsi nella rivelazione del contenuto di una corrispondenza o di un documento ai fini di far valere un diritto ( nel caso, il diritto alla separazione ).
Il discorso cambia qualora Mariolina intenda produrre fotocopia della corrispondenza: infatti la fotocopiatura della corrispondenza implica la sua presa di cognizione ( cosa che é già di per sé un reato, trattandosi corrispondenza chiusa ) e ( almeno secondo una interpretazione severa dell’ art. 616 ) la sua “distrazione” ( cosa che configura un reato anche in ipotesi di corrispondenza “aperta” ).

I- Quindi, tu mi vieni a dire che Mariolina, producendo la fotocopia della corrispondenza, correrebbe il rischio di essere accusata di un reato. Ma mettiamo che Mariolina accetti di correre tale rischio, il suo avvocato può produrre la fotocopia in giudizio?

Avv. Produrla, può senz’altro; non é detto però che il giudice ammetta la fotocopia come prova. Infatti, nel codice di procedura penale, l’articolo 191 stabilisce che le “prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla legge non possono essere utilizzate” ; e tale articolo viene da molti giudici interpretato come se vietasse l’utilizzazione , non solo delle prove acquisite con violazione di una norma del codice di procedura penale, , ma anche di quelle acquisite con la violazione di una norma del codice penale ( cioé, per essere più chiari, con un furto o, come nel nostro caso, con  una violazione della corrispondenza ). E tale soluzione viene dalla maggior parte dei giudici adottata anche nel processo civile ( ancorché nel codice di procedura civile manchi un articolo che, come quelloora citato, vieti l’utilizzazione delle prove “illegittimamente acquisite” ).

I. Quindi sarebbe un azzardo per l’avvocato di Mariolina produrre la fotocopia della lettera.

Avv. Tutta la vita é un azzardo.

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