Sri Aurobindo – Biografia

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Aurobindo Ghose nacque a Calcutta il 15.08.1872 alle 4,30 del mattino, terzogenito di sei figli . La sua famiglia era di gloriose tradizioni : “Tutti i Ghose – poteva vantarsi in una lettera un suo fratello – discendono dal Panjab, ai confini con l’Afghan . Il nome significa fama ; e infatti essi erano una casta di prodi guerrieri . Ma la nostra famiglia – continua il fratello – disgraziatamente è decaduta ; il palazzo di famiglia, un nobile edificio non molto lontano da Calcutta è completamente in rovina”.
Il padre di Aurobindo era un carattere forte e volitivo : laureatosi in medicina aveva saputo conquistare una posizione preminente nella società, perché non si limitava all’esercizio della professione medica, ma era presente in ogni iniziativa che fosse a vantaggio della popolazione ( costruzione di ospedali, di scuole, di strade….) .
La madre, Swarnalata Bose, era invece malata di nervi, un’isterica (probabilmente nella famiglia materna esisteva una tara ereditaria : uno zio di Aurobindo era pazzo e una zia, isterica come la madre ) .
Ancora bambino ( sette anni ) Aurobindo viene mandato in Inghilterra perché faccia gli studi necessari per far carriera in un domani nei ranghi dell’amministrazione britannica.
In Inghilterra si rivela uno studente brillante e poliglotta ( conosce l’italiano, il francese, il tedesco, e anche un po’ di spagnolo – oltre naturalmente all’inglese ) e un raffinato poeta : si paga le spese di permanenza a Cambridge con una borsa di studio, vince il premio Rawley per i migliori giambici greci e latini .
Peraltro vive in ristrettezze economiche e soffre per il senso di superiorità che l’orgogliosa nazione inglese nutre verso “quei poveri pagani d’indiani” ; per reazione egli manifesta la sua simpatia per il movimento indipendentista irlandese, entra nell’Indian Majilis, un’organizzazione di studenti indiani impegnati in un discorso politico, e, prima di lasciare l’Inghilterra, giunge ad iscriversi ad una società segreta, LotusDagger, che ha per scopo la liberazione dell’India .
Il suo ritorno in patria coincide con la morte del padre ; morte da lui indirettamente causata : il piroscafo, su cui egli deve imbarcarsi e su cui invece per una “fortunata coincidenza” non si imbarca, fa naufragio : il padre viene avvisato che il figlio si è salvato, ma, il trauma psicologico subito, lo porta alla tomba . Quanto alla madre, il suo stato di salute è così grave, che non è neanche in grado di riconoscere il figlio quando le si presenta davanti .

sri aurobindo

In patria Aurobindo deve farsi carico del mantenimento, oltre che della madre, di una sorella e di un fratello ; fortunatamente il Maraja, che lo stima, gli procura un posto al Borodi College, come insegnante di francese . Non si può dire, però, che svolgesse con grande dedizione i suoi compiti professionali . Egli stesso lo ammette : “ Io non ero un professore così coscienzioso come mio fratello . Non avevo l’abitudine di seguire il testo ; e qualche volta le mie spiegazioni non

coincidevano con esso” . Una volta, a lui che faceva una lezione su La vita di Nelson di Sothey, gli studenti fecero notare che quello che diceva non c’era per niente nel testo . “Non ho letto il libro – replicò – e, in ogni caso, sono tutte sciocchezze” .

Ma se trascura l’insegnamento non è certo per darsi a frivolezze o alla vita mondana . Anzi da questa rifugge, tanto da meritarsi i rimproveri degli amici ; a cui però seccamente risponde che “in tale vita non vede alcuna soddisfazione, né risultato ! ” .

Egli è in realtà uno studioso ( capace di stare sui libri fino a tarda notte ) e un raffinato scrittore ( fa traduzioni, scrive poemi epici e poesie ) . Nella scelta dei libri preferisce la letteratura, specialmente la poesia, la storia e anche scritti politici . Non è invece attratto verso la filosofia , specie quella occidentale .

La spiritualità indiana l’apprende dalla lettura dei discorsi di Ramkrishna e dalle opere di Vivekananda .

Non parlava mai di sé e in genere era parco di parole, preferiva ascoltare e meditare . Se qualcuno gli poneva una questione rispondeva “si” o “no”, senza andare oltre . Un collega così lo descrive :

“Egli era molto semplice nel modo di vivere . Non era affatto di gusti delicati . Non si preoccupava per il cibo o i vestiti, perché non ci dava alcuna importanza . Non dormiva sul materasso, ma su un letto di fibre di cocco su cui stendeva un stuoia . Un’altra cosa, che notavo in lui, era l’assenza totale di attaccamento al denaro . Magari arrivava a casa con lo stipendio di tre mesi nella borsa e lo vuotava in un vassoio sul tavolo . Non si preoccupava affatto di tenere il denaro al sicuro, in una

cassetta chiusa a chiave . Né teneva il conto di ciò che spendeva” . Con tutto ciò non era affatto uno scialacquatore anzi “ non spendeva un pil nella maniera sbagliata” .

Rivelatore di quell’incipiente abbandono a Dio, che costituirà uno dei punti centrali della sua filosofia, è il seguente dialogo che Aurobindo ha con un collega che gli domanda il perché di tanta trascuratezza nel custodire il denaro . “ A tale domanda – riferisce il collega –egli rise e poi disse :

Beh! È una prova che siamo tra gente onesta . – Ma voi non tenete mai un conto che possa dar la testimonianza dell’onestà della gente, che avete attorno – replicai . Al che con faccia serena rispose : E’ Dio che tiene i conti per me . Ad ogni scadenza non mi lascia un debito ; e allora perché dovrei preoccuparmi ?” .

Quest’uomo, schivo, introspettivo, austero, inaspettatamente si sposa : egli ha 29 anni, la sposa, di nome Mrilanini Devi Bose, ne ha tredici . Mrilanini è seria, d’intelligenza probabilmente superiore alla media, ma ….non all’altezza di un Aurobindo . Mrilanini vivrà prevalentemente separata da suo marito . Suo fratello scriverà che “essa ha sempre sopportato serenamente questa separazione perché si rendeva conto che, quantunque fosse molto stimata da suo marito, non poteva essergli

d’aiuto con continue richieste di compagnia” . Morì nel 1918 ad appena 30 anni . Non sembra che mai Aurobindo avesse con lei rapporti sessuali : certo non ebbero figli .

Dopo sei anni che è tornato dall’Inghilterra, Aurobindo decide di aderire ai gruppi che mirano alla liberazione dell’India attraverso una lotta violenta, che assume soprattutto la forma di azioni terroristiche ( bombe nei treni, attentati alle personalità più in vista dell’amministrazione britannica….) .
Apertamente Aurobido si limita a dirigere dei giornali ( accesamente ) rivoluzionari ; segretamente finanzia il terrorismo ( sia che si tratti di acquistare armi ed esplosivi, sia che si tratti di pagare la permanenza all’estero di quei terroristi che vi si recano per imparare la guerriglia e l’uso delle armi) e ne favorisce in ogni modo possibile l’azione . Dunque Aurobindo è un violento ? Si, certamente egli è un violento, ma anche un mistico ( come lo furono moltissimi indiani che si ribellarono all’Inghilterra con le armi in pugno ) . Egli crede nella forza ( nella Shakti ) : “Se non abbiamo la Forza, siamo come uomini in sogno, che hanno le mani ma non possono colpire, hanno i piedi ma non possono camminare” . a crede anche che ogni

Forza derivi da Dio : “Per ottenere il vigore, di cui abbiamo bisogno, dobbiamo pregare la Madre della Forza . Essa chiede un culto, ma non per Lei, ma per poter venirci in aiuto e donarsi a noi .

Questa non è un’idea fantastica, né una superstizione ma la legge ordinaria dell’Universo . Gli Dei non restano sordi alle preghiere dei loro devoti ; e l’Eterno non è insensibile alle suppliche . Ciò che è vero per l’Eterno è vero anche per Colei che deriva da Lui” . Questa Forza all’inizio Aurobindo la manifesterà nella lotta armata allo straniero oppressore del suo popolo ; giunto ad un ulteriore grado di evoluzione egli la manifesterà in maniera più sottile e più efficace che la lotta armata . Ma mai Aurobindo rinnegherà il culto della Forza, della Shakti ; mai avrà nulla a che fare con i pacifisti alla Luther King .

Ed è proprio la ricerca della Forza, che spinge Aurobindo a praticare lo yoga : “M’accorsi che lo yoga dava un potere ; e pensai : perché, per diavolo, non dovrei acquistare quel potere e usarlo per liberare la Nazione ?”.

Si mette dunque a praticare lo yoga e il progresso in questa disciplina lo porterà a conoscere un maestro e, con l’aiuto di questi, all’esperienza del Bhraman impersonale . Ma sentiamo il racconto che di tale sviluppo fa lo stesso Aurobindo : “ Dopo quattro anni di pranayama e altri esercizi yogici per mio conto, senz’altro risultato che una maggiore salute e un aumento di energia, qualche fenomeno psicofisico, una gran vena poetica e letteraria e un potere limitato di “vista sottile”, ebbi

un completo arresto e non sapevo che fare . Fu allora che decisi di incontrare un uomo, senza fama, che io non conoscevo, un bakti yogi, con una mente limitata, ma con una buona esperienza e poteri evocativi . Noi sedemmo assieme e io seguii con assoluta fedeltà quello che egli mi diceva di fare, neppure io capendo all’inizio dov’egli mi stesse portando, o dove io stessi andando . Il mio maestro si chiamava Vishnu Bhasker Lila . “Siedi – mi disse – guarda e vedrai che i tuoi pensieri entrano in te dall’esterno . Prima che entrino, rigettali indietro – . Io sedetti e guardai e vidi, con mia meraviglia, che era così : vedevo e sentivo concretamente i pensieri avvicinarsi, come per entrare attraverso e sopra la testa ; e fui capace di ricacciarli indietro concretamente, prima che entrassero dentro . In tre giorni, realmente in uno, la mia mente divenne piena di un eterno silenzio” . Questa esperienza, continua Aurobindo, mi fece vedere “con meravigliosa intensità il mondo, come un

gioco cinematografico di forme, nell’impersonale universalità dell’assoluto Brahman” .

Non si deve credere però che tali esperienze di carattere mistico, portino Aurobindo a ritirarsi dal mondo e in particolare dalla lotta politica . Anzi servono a infondergli in tale lotta una sempre maggiore energia : egli diventa uno dei più prestigiosi capi della rivoluzione indiana . A Nagpur viene portato, inghirlandato di fiori, in trionfo, su un carro trainato da quattro cavalli , fino al tempio di Mamaleli, seguito da 40 torce e da un complesso musicale .

E nella lotta rivoluzionaria Aurobindo persevera anche quando Lele, il suo maestro spirituale, venutone a conoscenza, lo mette in guardia : “L’impulso che alla lotta lo conduce può essere asurico, demoniaco . Egli non si prende nessuna responsabilità delle conseguenze, se lui continua nella lotta violenta” .

Aurobindo non raccoglie l’avvertimento e di fatto cessa ogni rapporto con Lele : come guru d’ora in poi Aurobindo riconoscerà solo la sua voce interiore . Sarà però questa voce interiore che in un momento traumatico della sua vita gli comanderà di abbandonare la lotta violenta ; ed allora egli ubbidirà . E con ciò veniamo a parlare dell’anno passato in prigione da Aurobindo .

Il movimento rivoluzionario aveva deciso di iniziare un’azione di guerriglia mirante a sollevare un moto popolare : si fecero deragliare dei treni, si gettarono bombe nelle case (….) . Nell’Aprile 1908 due compagni di lotta di Aurobindo furono incaricati di far fuori un magistrato inglese, reo di eccessiva severità verso alcuni componenti del movimento . L’attentato ha luogo, ma i terroristi confondono la carrozza e la bomba fa due vittime innocenti : una signora e sua figlia . La reazione della polizia è immediata e tra gli arrestati vi è anche Aurobindo . Questi è al trentaseiesimo anno d’età, rimarrà in prigione esattamente un anno e un giorno e ne uscirà cambiato nelle idee e deciso ad abbandonare la politica attiva .

Ma vediamo come lo stesso Aurobindo spiega questa sua metamorfosi in un discorso, diventato famoso, da lui fatto, appena uscito di prigione, alla Dharma Rakshini Sabha ( “Società per la protezione della Religione”) .

Aurobindo racconta ai suoi amici e simpatizzanti raccolti davanti a lui per festeggiarne la liberazione, come i primi giorni in cui si trovò in carcere, fu preda della disperazione ; poi, a un certo punto, si fece silenzio in lui e in questo silenzio sentì la parola di Dio, di Krshna : “Mi sembrò che Egli….mi dicesse : – I legami, che tu non avevi la forza di rompere, li ho rotti Io per te, perché non è mia volontà e non è mai stata mia intenzione che questo continuasse . Devo farti fare un’altra cosa ed è per questo che ti ho portato qui, per insegnarti ciò che non avresti mai imparato da solo ed esercitarti per il mio lavoro . E poi mi mise in mano la Gita . La Sua forza entrò in me, ed io fui in grado di compiere la sadhana della Gita . Non si trattava solo di capire intellettualmente, ma di avere l’esperienza interiore di ciò che Krshna chiede ad Arjuna e di ciò che Egli chiede a coloro che aspirano a compiere il Suo lavoro : di essere liberi da ogni repulsione e desiderio, di fare il lavoro per Lui, senza aspettare i frutti, di rinunciare alla propria singola volontà e diventare un passivo e fedele strumento nelle sue mani . Poi – continua sempre a raccontare Aurobindo – questa fu la seconda cosa, che Egli mi mostrò : mi fece capire la verità centrale della Religione indù . Egli rivolse i cuori dei miei carcerieri verso di me ed essi parlarono all’inglese a capo della prigione : – Egli soffre nella sua segregazione : lasciatelo passeggiare, fuori della sua cella, almeno per mezz’ora, la mattina e la sera – . Così fu fatto, e fu proprio in questi momenti di passeggio, che la Sua forza di nuovo entrò in me , Io guardavo la prigione, che mi isolava dagli uomini : no, non ero rinchiuso dalle sue alte mura : era Vasudeva che mi cingeva . Camminavo sotto i rami dell’albero, che era di fronte alla mia cella : ma non era più l’albero, lo capivo, era Vasudeva, era Krshna, che mi assisteva e proteggeva con la sua ombra . Io guardavo le sbarre della mia cella, l’inferriata che faceva il suo dovere di porta : di nuovo era Vasudeva (….) .Quando incominciò la fase istruttoria e noi fummo portati davanti al magistrato, io ebbi le stesse percezioni . Egli mi disse : – Quando fosti portato in prigione, non venne meno il tuo cuore, non mi gridasti : Dov’è la tua protezione ?

Guarda, ora, il magistrato, guarda il consiglio d’accusa – Io guardai : e non era più il magistrato, che vedevo, era Vasudeva, era Narajana che sedeva lì sul seggio . Io guardai il consiglio d’accusa : ma non era più il consiglio d’accusa, che vedevo : era Krshna che sedeva lì, era il mio Amico, che sedeva lì e sorrideva . – Hai ancora timore? – Egli mi disse – Io sono in ogni uomo e governo le loro azioni e le loro parole . La mia protezione è ancora con te e tu non devi temere . Questa causa,

che è intentata contro di te, lasciala nelle mie mani . Non ti riguarda . Non è per il tuo giudizio, che Io ti ho portato qui, ma per qualcos’altro . Il processo stesso è solo un pretesto per il mio lavoro e niente più “.

Dunque Aurobindo esce dal carcere cambiato da una profonda esperienza spirituale : niente più politica attiva . Sì, ma questo il Governo inglese non lo sa, la polizia sempre lo sorveglia e un giorno Aurobindo viene informato che lo si vuole arrestare di nuovo . Decide allora di lasciare il territorio sotto giurisdizione inglese e dopo varie peripezie approda ( con un nome e un passaporto falso ) a Pondicherri ( colonia sotto la giurisdizione francese ) . Lo raggiungono quattro giovani che erano stati suoi collaboratori a Calcutta .

I primi quattro anni di Aurobindo nella città, che lo vedrà venerato maestro e ne accoglierà la tomba, sono durissimi . Egli non si preoccupa di cercare lavoro, di trovare una sistemazione economica : al suo mantenimento si è impegnato a provvedere un suo discepolo, che fa l’imprenditore, Motilal Roy : sennonché l’impresa di questi ha alterne fortune e le rimesse in denaro sono tutt’altro che regolari . Così che nell’Agosto 1913 Aurobindo ad un amico scrive :

“Presentemente sono al sommo delle difficoltà : indebitato, senza soldi per il domani, isolato qui a Pondicherri , e tutti quelli che potrebbero aiutarmi sono in temporanee o permanenti difficoltà, o assenti, o fuori comunicazione” .

Da più parti viene sollecitato a tornare alla guida del movimento rivoluzionario ; ma egli sempre rifiuta . Ma – ancorché convinto ormai che la risposta più efficace ai mali dell’India non possa essere la lotta armata – non assume verso coloro che la praticano un atteggiamento di condanna ; anzi. E così ad esempio non ha difficoltà ad indirizzare dei rivoluzionari, che volevano imparare a costruire delle bombe, da un artigiano di sicura competenza .

Tra i suoi stessi discepoli, poi, non sono pochi quelli che, alla lotta armata, aderiscono : ad esempio, quando nel dicembre 1912 viene fatta scoppiare una bomba assai potente contro il corteo che accompagna l’entrata del viceré delle indie in Nuova Delhi, tra gli esecutori dell’atto terroristico vi è Rashehery Bore, che è un suo fedelissimo . Ed è interessante leggere la lettera che, a commento di tale episodio terroristico, Aurobindo , a un altro suo discepolo, il Roy, scrive ( in linguaggio cifrato per sfuggire all’attenzione della polizia : yoga tantrico = attività rivoluzionaria , cimitero = Nuova Delhi , sepolcro dei potenti imperi del passato e prossima tomba dell’impero britannico in India ) .

“A proposito dello yoga tantrico – scrive Aurobindo – il vostro esperimento nel cimitero è stato un po’ azzardato, ma sembra che sia stato eseguito in modo efficiente e con intelligenza ed il risultato è giustamente soddisfacente” .

Una svolta nella vita di Aurobindo è determinata dal suo incontro con Mirra Alfassa . E’ questa un donna eccezionale : un carattere forte, una spiritualità vivissima . Da giovinetta le capitava di vedere in sogno un uomo negli atteggiamenti del Dio Krshna : quando arriva a Pondicherri subito riconosce in Aurobindo il Krshna delle sue visioni .

Mirra diventa discepola e, più che discepola, l’alter ego di Aurobindo : essa porta pulizia, efficienza ed organizzazione nella vita della comunità che si sta formando attorno a questi , soprattutto determina in essa un nuovo clima . “Essa installò Sri Aurobindo – scrive un discepolo di questi – nel suo alto piedistallo di maestro e di signore dello yoga . Prima Aurobindo era un amico e compagno, naturalmente il “profeta del nazionalismo” e il “leader della rivoluzione”, magari anche

il grande “guru dello yoga” ; ma i giovani, che erano con lui, non avevano mai espressi, nell’atteggiamento esteriore, la venerazione e il rispetto, che gli portavano . La Madre ( così i discepoli di Aurobindo si riferiscono a Mirra Alfassa –n.d.r. ) insegnò loro, col comportamento, le parole e il suo atteggiamento, che cosa significasse essere “discepoli” di un “Maestro” e come dovessero disporre la mente e il cuore, per ricevere da Sua grazia” . Non si deve pensare a questo punto ad Aurobindo come ad un essere cristallizzato ( al momento dei fatti, a cui la lettera si riferisce, 1920 ) in una perfezione ormai raggiunta : nonostante l’esaltante esperienza spirituale avuta in carcere, nonostante il culto di cui è oggetto, Aurobindo nel 1920 è un essere eccezionalissimo, ma non perfetto : solo nel 1924 smette interamente il vino, solo nel 26 cessa completamente di fumare . Certo quelli ora citati sono piccolissimi difetti, ma che ( insieme all’uso di un passaporto falso per espatriare : Gandhi avrebbe mai mentito per salvare la vita ?!) ci dicono come Aurobindo avesse ancora necessità di seguire una sadhana . E infatti la segue, rigorosissima . Dal 1926 si ritira nella solitudine della sua stanza, resta in rapporto con i discepoli soltanto per corrispondenza e appare pubblicamente ( Darshan ) solo tre volte all’anno . E’ Mirra Alfassa che si fa carico del mènage della casa, assume la guida dell’Ashram, coordina la meditazione, mantiene il contatto personale con i discepoli .

Poi, il 24 Marzo 1926, si verifica nella persona di Sri Aurobindo un evento spirituale difficile a comprendersi per chi come noi è un analfabeta nel mondo dello spirito, ma a cui sia Aurobindo, sia la Mirra sia i discepoli hanno sempre attribuito un’eccezionale importanza . Noi possiamo tentare di coglierne l’essenza paragonandolo alla discesa dello Spirito Santo nei discepoli del Cristo . Ecco comunque come vi si riferisce un discepolo di Aurobindo : “Il sentimento che la discesa della Coscienza Suprema avrebbe avuto o stava per aver luogo crebbe nella mente dei discepoli, sia come risultato di alcune indicative esperienze personali, sia per l’atmosfera generale (….) . Finalmente il gran giorno arrivò (….) . La Madre sparse la voce che tutti i discepoli si radunassero il più presto possibile nella veranda dove si teneva normalmente la meditazione (….) . Ci fu un grande silenzio nell’aria dopo che i discepoli furono radunati . Molti videro un flusso oceanico di Luce scendere dall’alto . Ciascun presente sentì una specie di pressione sopra la testa . (Entrano Sri Aurobindo e la Madre ). Silenzio assoluto, un silenzio vivo : non solo vivo, ma palpitante di divinità. La meditazione durò circa 45 minuti . Poi i discepoli, uno per uno, si inchinarono alla madre . Ogni qualvolta un discepolo si inchinava alla Madre la destra di Sri Aurobindo si alzava dietro la Madre, come per benedire attraverso di lei . Dopo la benedizione, nello stesso silenzio, proseguì per breve tempo la meditazione . Tra la meditazione e la benedizione molti ebbero particolari esperienze .

Quando tutto fu finito, parve ad essi di svegliarsi come d un sogno divino” . Siamo, come detto, nel 1926 ;. il 24 Novembre 1950 Sri Aurobindo è costretto a letto per uremia . Ai discepoli medici, che sono accorsi al suo capezzale, non si permette di intervenire né con l’operazione chirurgica né con gli altri rimedi suggeriti dalla medicina occidentale . I discepoli pregano il maestro – che aveva dato prova in altre occasioni di poteri taumaturgici – di guarire se stesso : egli rifiuta . Aurobindo muore o, come preferiscono dire i suoi discepoli, ha il Samadhi, il 5-12-1950 .

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