Biografia di Rudolf Steiner

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Il fondatore dell’antroposofia, nacque il 27-2-1861 a Kriljevic, un piccolo paese dell’impero austro-ungarico. Suo padre era impiegato delle ferrovie; così che egli passò la sua giovinezza in quei piccoli paesi dell’impero in cui di volta in volta il padre veniva trasferito per ragioni di servizio –  paesi in cui la vita scorreva lenta, forse anche un poco monotona, ma a contatto con la natura e serena. Steiner andava a scuola, faceva i compiti, lavorava il campicello della ferrovia, spesso faceva lunghe passeggiate, fermandosi ogni tanto a parlare con la gente semplice e cordiale del posto, per tornare poi a casa con un carico di fragole, lamponi e more ( che rappresentavano un’aggiunta importante alla cena familiare ) o con l’acqua frizzante e cristallina attinta ad una fonte. La famiglia era cattolica e il padre, pur atteggiandosi a libero pensatore, non impediva al piccolo Rudolf di fare il chierichetto: il ragazzo era fortemente preso dalla poesia e dalla profondità dei riti della religione cattolica, ma era urtato dall’incredulità nell’efficacia di questi che la sua anima intuitiva scopriva nel profondo del cuore degli officianti.

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Fin dalla sua infanzia Steiner manifestò entusiasmo e intenso desiderio di apprendimento per ogni cognizione sia scientifica che artistica e letteraria. Un giorno, ancora bambino, vede nella camera del suo maestro un libro di geometria, lo chiede e l’ottiene in prestito: l’incontro con quei teoremi  di Euclide, che costituiscono lo strazio per la maggioranza dei giovani, apre invece a lui nuovi orizzonti e lo riempie di entusiasmo: ”Al contatto con la geometria conobbi per la prima volta la gioia”, egli ebbe a dire ripercorrendo in tarda età i fatti più importanti della sua vita: “Il fatto che fosse possibile vivere con l’anima nell’elaborazione di forme percepite in modo puramente interiore, senza impressioni dei sensi esterni, mi dava somma soddisfazione; trovavo conforto allo stato d’animo risultato in me dal non ricevere risposta a tutte le domande. Poter afferrare una cosa puramente spirituale mi dava un senso di felicità interiore”.

Quando, già cresciuto ma ancora studente nelle medie inferiori, sente nominare Immanuele Kant, mette da parte i soldi e si compera una copia della Critica della Ragion Pura, e, pur totalmente digiuno di filosofia, passa giorni interi a tentare di padroneggiare quelle astruse argomentazioni.

E, poiché trova noiosissime le lezioni di storia, scuce le pagine della Critica e le nasconde dentro il libro di storia, per poterle leggere durante le lezioni. Se la cava egualmente anche in storia perché la studia direttamente dai testi originali e si merita un “eccellente”.

Per sua natura è un autodidatta. Egli racconta che a scuola viveva come in sogno, ma che, non  appena si metteva a leggere quello che sceglieva lui allora la sua mente si risvegliava e sperimentava un senso di “piena conoscenza”. E così come autodidatta impara: la stenografia, il greco, il latino, l ’arte di rilegare i libri e …. l’uso del telegrafo.

Con tutto ciò anche nelle materie scolastiche riesce a dimostrarsi studente brillante e tanto apprezzato dai professori che questi gli affidano il compito di aiutare i suoi compagni; non solo quelli delle classi inferiori, ma anche quelli della sua stessa classe. Ciò gli dà modo anche di guadagnarsi qualche soldo;  che gli viene bene, dato che la sua famiglia, non indigente, non è però tanto ricca da mantenerlo negli studi.

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L’indole di Rudolf Steiner sin dall’infanzia fu concentrata e grave. Una volontà inflessibile di conoscere, di rendersi conto della vera natura delle cose albergava in lui; ma ad essa era congiunta una simpatia intima, profonda, quasi dolorosa, una specie di tenerezza compassionevole per tutti gli esseri ed anche per la natura inanimata. Davanti ai suoi occhi calmi e penetranti, ogni persona era portata a far tacere ogni parola volgare e meschina: incuteva un naturale rispetto.

Ma quei occhi, quali visioni mai avevano! Le anime umane davanti a loro diventavano trasparenti, rivelavano i loro timori, i loro desideri, i loro trasporti di odio o di amore: Rudolf Steiner era chiaroveggente.

Il mondo spirituale si era svelato presto a Rudolf Steiner. Da ragazzo sedeva un giorno nella sala d’aspetto della stazione, quando d’un tratto la porta si aprì ed entrò una donna. Steiner notò una strana somiglianza con qualche persona di famiglia. La donna si fermò in mezzo alla sala e gli disse: “Aiutami per quanto ti è possibile. Ora e nella vita futura”. Poi si diresse verso la stufa e scomparve. Steiner decise di non raccontare nulla ai suoi: temeva di venir accusato di essere

superstizioso. Il giorno dopo però s’accorse che suo padre era triste: venne poi a sapere che una sua parente si era suicidata proprio nel momento in cui egli aveva avuto quella strana visione. “Da allora – racconta Steiner – una vita dell’anima incominciò a svilupparsi in me e mi rese consapevole dell’esistenza di mondi dai quali, non soltanto gli alberi e i mondi parlano all’anima dell’uomo, ma anche gli esseri che vivono dietro a quelli. Da allora vissi insieme agli spiriti della natura che si possono osservare in una tale regione. Vissi con gli Esseri creati che sono dietro gli oggetti….e mi sottomisi alla loro influenza nel mondo spirituale”.

Inutilmente però Steiner cercava di comunicare tali sue esperienze ad altri: “Una volta – racconta sempre Steiner – scrissi di questo lato della mia vita interiore ad uno degli insegnanti delle scuole tecniche, che mi era rimasto amico. Egli mi rispose con estrema amabilità, ma senza degnare di una parola quel che gli avevo scritto ( sul punto )”. E Steiner aggiunge: ”E così, a quel tempo la mia visione del mondo spirituale incontrava ovunque la stessa accoglienza. Gli altri non ne volevano sapere. Tutt’al più mi rispondevano talvolta accennando allo spiritismo, e allora ero io che non ne volevo sapere: quel modo di entrare in contatto con lo spirito mi ripugnava”.

Fu proprio questo il principale problema che la vita pose a Steiner e che Steiner dovette cercare di risolvere: egli aveva qualcosa da dire, qualcosa di importante e doveva trovare la maniera di dirlo in modo da farsi ascoltare, in modo da sfuggire all’accusa di essere superstizioso, visionario o peggio.

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Ma intanto quale solitudine doveva provare il giovane Steiner con tutte quelle esperienze, con tutte quelle visioni, con tutto quel mondo che si apriva al suo sguardo ma che con nessuno poteva condividere!

Da tale solitudine però fu in parte sollevato da una conoscenza fortunata che fece nei suoi viaggi in treno per recarsi a scuola. Si trattava di un erborista, che ogni settimana dal paese si recava alla città per vendere le sue piante medicinali. Quell’uomo, un semplice popolano, non soltanto conosceva le specie, le famiglie e la vita delle piante nei loro minimi particolari, ma le loro virtù occulte. Si sarebbe detto ch’egli avesse passato la vita a conversare con le erbe e con i fiori, riuscendo a rubare loro ogni segreto.

Il tono tranquillo, sicuro, freddamente scientifico delle sue rivelazioni suscitò l’ammirazione e la curiosità di Steiner. Divennero amici. Steiner spesso andava a trovarlo nella sua casa di campagna e si sentiva pienamente a suo agio in quell’atmosfera così semplice e pia: lì inoltre poteva parlare liberamente delle sue esperienze senza la paura di essere giudicato un originale o un pazzo!

Edouard Schuré, il famoso romanziere che divenne un fedele seguace di Steiner, parlò più tardi di quest’uomo misterioso come del “Maestro”( per usare una parola ormai diffusa, del “Gourou” ) di Steiner e disse che era “una di quelle forti personalità che sono sulla terra per compiere una missione sotto la maschera di un’occupazione modesta”.

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Una volta che Rudolf Steiner ebbe terminate le scuole medie, si pose al padre la questione: mandarlo al ginnasio oppure al politecnico? Il padre chiedeva consigli agli amici e molto discuteva sull’argomento: ma infine ,valutati i pro e i contro, convintosi che la strada migliore per il figlio era quella che lo avrebbe portato a diventare un ingegnere ferroviario, senza esitazione, optò per il politecnico. Steiner approvò poi il comportamento, cauto, prima, e risoluto, poi, del padre e insegnò

ai suoi discepoli che “si può ascoltare volentieri ciò che gli altri dicono; ma si agisce poi secondo la propria volontà fortemente sentita”.

Steiner, ancorché di carattere meditativo e pensieroso, non era misantropo: gli piaceva fare amicizia e frequentare delle persone; e anche se le sue opinioni si accordavano di rado con quelle dei suoi amici, ciò non ostacolava minimamente l’affettuosità dei loro rapporti.

A Vienna, dove aveva sede il politecnico, Steiner si associò al Circolo tedesco della scuola, e ne fu eletto bibliotecario. Esercitò tale funzione con zelo e spirito di iniziativa ( tra l’altro riuscendo a procurarsi numerosi libri scrivendo lettere ai loro autori) e insomma in modo così soddisfacente che poi fu eletto anche presidente del Circolo.

Steiner si rivelò anche studente preparato e intelligente; e senza dubbio avrebbe potuto diventare un ingegnere o un professore universitario. Però né l’una né l’altra professione lo attraevano: aveva troppa originalità e temperamento per rassegnarsi a una vita di routine. Di conseguenza, come molti giovani di talento, si trovò ad affrontare il mondo senza un’idea precisa di quello che avrebbe voluto fare; e questo mentre aveva un’estrema necessità di procurarsi di che vivere.

Fortunatamente per lui il professore di letteratura, con cui condivideva la passione per Goethe, lo aiutò, trovandogli un posto di istruttore presso una famiglia, la famiglia Specht, e ottenendogli da un editore l’incarico di curare la pubblicazione delle opere scientifiche di Goethe.

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I Specht, la famiglia presso cui Steiner andò a fare l’istitutore, avevano quattro figli, l’ultimo dei quali, Otto, di dieci anni, ritardato mentale: era affetto da idrocefalia ( acqua nel cervello ) . Steiner si fece presto la convinzione che il problema non era fisico ma psichico: non era il corpo ma l’anima che doveva essere curata. Si doveva, prima di tutto, conquistarsi l’affetto del ragazzo e, poi, ridargli fiducia in se stesso. Tutto ciò significava uno sforzo notevole per Steiner:  per esempio

significava spendere due ore per preparare mezz’ora di lezione. Ma il successo fu strepitoso. Nel giro di due anni, Otto conseguì la licenza della scuola primaria e fu ammesso al ginnasio. In più l’idrocefalia regredì, rafforzando la convinzione di Steiner che la salute del corpo dipende da quella della mente.

Steiner continuò nelle sue funzioni di istitutore per sei anni, fino a quando Otto fu sufficientemente sviluppato da non aver più bisogno di lui: divenne dottore, e morì durante la prima guerra mondiale. ( E sua madre, che gli era attaccatissima, morì subito dopo ).

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Quelle scientifiche non erano certo le opere più apprezzate di Goethe: era diffusa l’idea che esse null’altro fossero che il capriccio o l’aberrazione di un poeta geniale. Esse quindi erano considerate la parte meno importante dell’opera omnia del grande tedesco e fu  per questo che la cura della loro pubblicazione venne affidata a uno studioso sconosciuto come Steiner.

In realtà Goethe era stato uno scienziato ragguardevole: i suoi esperimenti erano stati precisi e ben impostati e le conclusioni che ne aveva tratto erano state per lo più corrette. A lui tra l’altro si deve la dimostrazione che anche l’uomo ha l’osso intermascellare ( quello, per intenderci, che negli animali contiene gli incisivi ); dimostrazione che ha dato un notevole contributo a favore della tesi dell’evoluzionismo ( e contro quella che, invece, vorrebbe l’uomo in qualche modo “diverso” da

tutti gli animali inferiori ).

Tuttavia Goethe come scienziato aveva un difetto imperdonabile per un’epoca in cui dominava il materialismo: aveva una concezione spiritualistica della natura: la considerava, non come un ammasso di materia morta, ma come qualcosa di vivente.

Ma questa era anche la concezione di Steiner: Questi come Goethe aveva una mentalità scientifica ed era in grado di trarre godimento tanto dalla lettura di un testo di fisica o di matematica quanto da quella di un poema, ma come Goethe riteneva che la natura fosse “l’ornamento vivente di Dio”. Queste affinità, certamente, di per se stesse, già potrebbero spiegare perché Steiner svolse con vero entusiasmo il compito che l’editore gli aveva affidato ( non solo annotando ogni opera e facendola precedere da un’introduzione, ma anche scrivendo un libro per valorizzare l’aspetto scientifico di Goethe ), ma forse la vera chiave per comprendere tanto impegno, la dà quel che Steiner più tardi ebbe a risponde ad un allievo, che gli chiedeva perché fino ai quarant’anni non si fosse espresso sulla “materia occulta”. Ebbene  a tale domanda Steiner rispose che egli sentiva di dovere ottenere una “posizione nel mondo” prima di far ciò.

Sia come sia, in effetti la pubblicazione delle opere di Goethe fece diventare Steiner una “personalità” a Vienna: in Germania uno che cura la pubblicazione delle opere di Goethe ottiene subito ottime credenziali e non può più essere trattato come una nullità. Steiner fu ricercato da autorevoli circoli culturali, gli fu affidata la direzione di una rivista politica, il Deutsche Wochenscrift ,  e fu chiamato a Weimar dal Goethe-Schiller Archiv per curare l’edizione completa degli scritti scientifici di Goethe.

Come direttore del Deutsche Wochenscrift fece conoscenza con alcuni leaders socialisti; ciò che a sua volta lo stimolò a studiare gli scritti di Marx e di Engels. Ma com’era prevedibile trovò il loro materialismo indigesto: “Io non riuscivo ad acquistare con tutto quel mondo un vero rapporto interiore. Il sentire dire che nella storia dell’umanità sono le forze economiche materiali quelle che sorreggono l’evoluzione e che l’elemento spirituale è solo una sovrastruttura ideale di questo

fondamento “veramente reale”, mi dava una sofferenza personale. Io conoscevo la realtà dello spirito. Le affermazioni di quei socialisti teorici erano per me un voler chiudere gli occhi alla vera realtà” .

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Una spiccata caratteristica di Steiner fu la sua tendenza a valorizzare gli aspetti positivi delle personalità con cui veniva in contatto; trascurando, quasi come se non se ne accorgesse, i loro aspetti problematici e negativi.

Non deve quindi meravigliare l’ammirazione e il rispetto che dimostrò – lui, che credeva, anzi percepiva, l’esistenza di un mondo spirituale – per un filosofo come Nietzsche, che invitava a “virilmente accontentarsi del mondo materiale, definendo la credenza in “altri mondi” una fuga e un delirio di persone troppo deboli per godere di quello che si offriva ai loro sensi.

Steiner conobbe Nietzsche, prima, attraverso i suoi scritti e, poi, di persona, quando la sorella del grande Autore di Così parlò Zaratustra lo invitò nella casa in cui questi lentamente si spegneva. Ed ecco come ne parla: “Là, disteso sul divano, giaceva l’Ottenebrato, con la sua fonte mirabilmente bella di artista e di pensatore. Erano le prime ore del pomeriggio. Gli occhi, pur essendo spenti, apparivano ancora pervasi d’anima; ma di quanto li circondava non accoglievano più che un’immagine a cui era ormai negato l’accesso all’anima. Stavamo dinanzi a lui, ma Nietzsche non lo sapeva. Eppure si sarebbe ancora potuto credere che quel volto spiritualizzato fosse l’espressione di un’anima la quale nel corso  del mattino avesse intensamente pensato e volesse ora riposare un momento”. “E a un tratto – continua Steiner – si presentò, alla mia, l’anima di Nietzsche, quasi librata sul suo capo, illimitatamente bella nella sua luce spirituale; liberamente aperta ai mondi spirituali nostalgicamente invocati, ma non trovati, prima dell’oscuramento (….)

Prima di quel momento avevo  letto Nietzsche scrittore; ora avevo  veduto quel Nietzsche che da remotissime sfere spirituali portava entro il suo corpo idee ancora tutte scintillanti di bellezza, sebbene avessero perduta per via la loro originaria forza luminosa. Un’anima, che da vite terrene precedenti portava una ricca messe d’oro e di luce, senza però essere mai riuscita a farla risplendere in questa vita. Io ammiravo quanto Nietzsche aveva scritto, ma ora, al di là della mia ammirazione,

vedevo una chiara immagine raggiante”.

Steiner dice di se stesso che “non fu mai portato a negare ammirazione e interesse a ciò che gli appariva grande, anche se il contenuto gli appariva contrario”. E non si può negare che dicesse il vero!

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Come già accennato, Steiner si recò a Weimar (nel 1890 ) per curarvi l’edizione delle opere scientifiche di Goethe (  per conto del Goethe-Schiller Archive ). E a Weimar conobbe Anna Eunike, la vedova con cui coabitò per lungo tempo, che sposò nel 1899 e da cui si separò quando conobbe Maria Von Sivers.

Sembra che tale conoscenza fosse propiziata, da una parte, dalla necessità in cui si trovava Steiner di trovare una camera in affitto, e, dall’altra, dall’esigenza, che sentiva la signora Eunike, di un aiuto nell’educazione dei suoi cinque figli.

Fatto sta che Steiner si trasferì in casa dell famiglia Eunike ( una parte dell’appartamento fu lasciata libera per lui ) e con questa famiglia strinse rapporti sempre più intimi e affettuosi; tanto che quando nel 1899 egli si trasferì a Berlino, anche gli Eunike vi si trasferirono sempre tenendolo presso di sé come affittuario. Poco tempo dopo il trasferimento a Berlino, Steiner sposò la vedova che aveva otto anni più di lui  (e sembra che lo facesse per tacitare le malelingue che avrebbero potuto trovare da ridire nella presenza di un uomo ancor giovane in una famiglia con tante donne – le figlie della vedova si erano fatte ormai grandi ).

Sui suoi rapporti con la famiglia Eunike, Steiner nella sua Autobiografia dice pochissimo e niente che possa rivelarcene l’intima natura; però che essi, finché durarono, fossero armonici e felici ci permette di arguirlo il racconto scritto che un operaio, certo Alwin Rudolf, fece di una sua visita in casa Eunike-Steiner.

Vale la pena di soffermarci un poco su tale racconto, non solo perché ci apre uno squarcio sulla vita privata di Steiner, ma anche perché ci introduce su un’esperienza interessante ch’egli fece presso la scuola operaia di Berlino.

Questa scuola cercava chi si assumesse il compito di tenere ( per un magrissimo compenso ) le lezioni di storia, e qualcuno le aveva fatto il nome di Steiner. Fu così che un giorno alla porta di questi bussò una delegazione della scuola, guidata dal menzionato Alwin. Furono – racconta questi – introdotti da una ragazza ( evidentemente una delle figlie di Anna ) in una grande stanza dove dominava un tavolo enorme. Nella stanza c’era una donna anziana e un uomo piccolo, mingherlino,

vestito di scuro, con un paio di baffi cespuglioso e la cravatta alla lavalliere: Rudolf Steiner.

L’accoglienza fu amichevole e cordiale e saltarono subito fuori dei pasticcini e la macchinetta del caffè. Delle donne, Alwin dice: “Non potrei proprio dire di loro che fossero delle “signore” perché erano in realtà due donne semplici, ma intelligenti e dalle idee chiare”. Mostravano rispetto per Steiner e non sembra che Alwin cogliesse qualche segno di una particolare intimità o affettuosità tra Anna e Steiner. In questa prima visita Alwin e i suoi compagni furono così impressionati

dall’ospitalità e dalla cordialità di Steiner che dimenticarono di parlargli delle questioni di denaro .

Alwin perciò dovette tornare a vedere se il dottor Steiner non si sarebbe sentito offeso dal compenso che la scuola era in grado di offrirgli ( e che era di soli otto marchi ). L’accoglienza fu stavolta ancora più amichevole: Steiner lo accolse stringendogli entrambe le mani. Di nuovo gli fu offerto del caffè e, quando Steiner disse che era stato scaldato con lo spirito, certamente aveva intenzione di usare un doppio senso. Infatti una delle figlie tirò fuori una bambola di pezza del dottor Steiner, e ne sollevò la gonna nera, dalla quale spuntò una bottiglia di brandy. La ragazza spiegò che “il suo corpo era tutto spirito”. La cordialità dell’accoglienza, la personalità di Steiner tanto impressionarono il bravo Alwin che….anche questa seconda volta si dimenticò di parlare del

compenso.

Ma di questo a Steiner importava ben poco: quel che gli interessava era di trovare un pubblico a cui esternare le sue concezioni. Quindi l’accordo con la scuola fu raggiunto senza difficoltà.

Il primo giorno di lezione Steiner arrivò con due minuti di anticipo accompagnato dalle due “signore” che Alwin aveva conosciuto nelle precedenti visite. E si mise a parlare ai suoi scolari con entusiasmo, senza consultare appunti e, cosa inusitata per quei tempi in cui vigeva una concezione autoritaria dei rapporti tra maestro e allievi, sollecitando i suoi uditori alle domande e al dialogo. Fu un grande successo e nei giorni seguenti sempre aumentò l’affluenza alle lezioni.

La situazione però era paradossale: la scuola si fondava su principi marxisti, lo Steiner insegnava, invece, una concezione spiritualistica della storia; la insegnava senza atteggiamenti polemici ( “un atteggiamento polemico contro il materialismo – dice Steiner – non avrebbe avuto senso; dovevo dal materialismo stesso far sorgere l’idealismo” ) ma la insegnava. All’inizio i leaders degli operai nulla ebbero da obiettare: nessuno se la sentiva di guardare in bocca al caval donato: Steiner si

accontentava degli otto marchi e il suo corso era sempre affollato. Però col tempo furono costretti ad accorgersi che nutrivano una serpe in seno. Uno  di essi, dopo aver assistito ad una lezione, protestò: “Non vogliamo libertà nel movimento proletario, vogliamo una ragionevole costrizione”.

Ma gli allievi di Steinere gli rimaesro fedeli e, anzi, aumentarono sempre di più : da una cinquantina salirono ad oltre duecento. Le lezioni di Steiner, invece di terminare alle undici, andavano avanti fin oltre la mezzanotte. Steiner finalmente parlava alle masse e scopriva che, nonostante il suo astratto modo di esprimersi, era un oratore carismatico. Ci vollero quattro anni per i leaders del movimento socialista per riuscire a liberarsi di lui; ma allora Steiner aveva già trovato un pubblico più prezioso.

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La cura della pubblicazione delle opere scientifiche di Goethe, i libri scritti su Nietzsche e sullo stesso Goethe, oltre alla sua attività di conferenziere, avevano fatto di Steiner una personalità, la cui presenza era ambita da vari circoli culturali.

Anche la Società Teosofica di Berlino gli chiese di fare una conferenza. Steiner parlò su Nietzsche ed ebbe l’impressione che “tra gli uditori ci fossero persone che avevano grande interesse per il mondo spirituale”. Pertanto, quando tornò dalla Società Teosofica per una seconda conferenza ( argomento: “La rivelazione segreta di Goethe” ),  decise coraggiosamente di “esprimersi finalmente in termini direttamente ispirati al Mondo Spirituale, laddove sino a quel momento era

stato costretto a non lasciarne trapelare se non un riflesso”.

Fu un grande successo: Steiner aveva finalmente trovato il suo pubblico: un pubblico capace di apprezzare le sue idee filosofico-religiose: quelle stesse idee che per lunghissimi anni aveva dovuto tenere celate dentro di sé, in attesa di acquisire  nel mondo dell’alta cultura quell’autorità che avrebbe reso impertinente nei suoi confronti l’accusa di cialtroneria e superficialità.

Le conferenze presso la Società Teosofica continuarono e l’autorità di Steiner nell’ambito di tale Associazione crebbe tanto che gli fu proposto di diventarne il segretario. Steiner nei precedenti anni aveva avuto modo di conoscere le tesi della Società teosofica, e ne aveva dato un giudizio sostanzialmente negativo ( e addirittura “repellente” aveva trovato il libro del Sinnet, Buddismo esoterico – che, invece, era un po’ la Bibbia dei teosofi). Tale giudizio negativo nasceva – a parte una diversità di “stile”, una ben maggiore attitudine scientifica di Steiner – dal fatto, soprattutto, che  la Società Teosofica si ispirava prevalentemente alla tradizione religiosofilosofica dell’Oriente, mentre lo Steiner – che pur all’inizio era stato ostile al Cristianesimo – a poco a poco era giunto a considerare la discesa del Cristo sulla terra l’evento centrale della storia umana ( anche se di questa discesa e del Cristo veniva a dare un’interpretazione diversa da quella ortodossa della Chiesa cattolica ). Erano molti, però, anche gli elementi comuni tra il pensiero di Steiner e quello della Società Teosofica ( reincarnazione, legge del Karma, conciliabilità di scienza e religione….); e d’altra parte la sezione tedesca della Società teosofica si era sempre distinta per una spiccata autonomia rispetto alla sede centrale di Londra.

Steiner valutò i pro e i contro e, alla fine, saltò il fosso: accettò la proposta della Società Teosofica di Berlino di divenirne il segretario; a una condizione, però: che egli avrebbe insegnato soltanto quello che derivava dalla sua conoscenza diretta e dalla sua personale esperienza.

La decisione ( coraggiosa, in quanto gli alienò le simpatie del mondo accademico e dotto della Germania e, come “teosofo”, lo declassò nel mondo della cultura ) si rivelò giusta: la Società Teosofica fu il canale tramite il quale le sue idee in poco tempo si propagarono per tutta l’Europa.

E quando, dopo pochi anni di armonica convivenza, la direzione londinese della Società ( in primis, la Besant ) volle imporre un giovinetto indù, Krsnamurti, come un nuovo messia e Steiner a ciò si rifiutò risolutamente rompendo con essa, la maggior parte delle sedi germaniche lo seguirono. Ne nacque un nuovo movimento spiritualistico, che lo Steiner chiamò, con termine composto derivante dal greco, Antroposofia, cioè Conoscenza dell’uomo ( anthropos = uomo, sophia = conoscenza ). La metamorfosi era ora completamente compiuta: da apprezzato studioso di Goethe, Steiner si era trasformato nel capo carismatico di un grande movimento religioso.

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Durante il tempo in cui Steiner era ancora membro della Società Teosofica, cominciò a mostrarsi assidua con una certa ostentazione alle sue conferenze una giovane piuttosto attraente, Maria Von Sivers.

Maria Von Sivers, nata nella Polonia russa, da padre di nobile casato, aveva studiato recitazione a Parigi, presso la  Comédie Francaise ed era in possesso di un’educazione cosmopolita che le permetteva di scrivere e parlare egualmente bene quattro lingue ( russo, francese, tedesco, inglese ). Quando approdò, per le vie misterose del destino, alla sede berlinese della Società Teosofica, incontrò in Steiner l’Uomo e l’Idea a cui dedicare tutta la sua vita.

Secondo i biografi di Maria fu proprio dietro il suo impulso che Steiner si decise a dar vita a un nuovo movimento che rigenerasse l’umanità; di certo Essa, con il suo talento organizzativo e la sua attività infaticabile, diventò, nella creazione di  tale movimento, la indispensabile compagna e la migliore alleata del grande Pensatore. Steiner e Maria si sposarono nel 1914.

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Steiner aveva avuto sin da giovane una netta propensione per l’arte ( che non aveva potuto adeguatamente coltivare ). E con grande rammarico constatava quanto poco questa fosse invece coltivata dai membri della Società Teosofica.

Pertanto quando conobbe la Von Sivers, insieme a lei ( che come si è detto aveva frequentata la Comédie Francaise ) si mise ad insegnare recitazione e declamazione.

Dagli iniziali saggi, dati nelle serate in cui i membri dell’Associazione si riunivano, si passò a poco a poco a delle vere e proprie rappresentazioni teatrali per il pubblico.

Per queste rappresentazioni Steiner scrisse poi una tetralogia, quattro drammi dal titolo I misteri, che diventò consuetudine rappresentare periodicamente nel religioso silenzio dei suoi fedeli.

Steiner ideò anche la Euritmia che, in mancanza di un termine migliore, potremmo  definire una forma particolare di danza; assegnando a tale arte  lo scopo di trovare i gesti adeguati per i vari sentimenti che agitano il cuore umano.

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La Società Antroposofica era in continua espansione. E quindi era necessario fornirla di una sede degna, che fu trovata a Dornach, presso Berna. Centro del complesso di edifici che formavano la sede, doveva essere un tempio ideato dallo stesso Steiner e da lui chiamato Goetheanum ( in onore dell’amato Poeta ) .

Mentre Steiner, alla posa della prima pietra, stava parlando di Arimane, la forza negativa dell’universo che “si propone di diffondere tenebre e caos”, scoppiò un temporale: fu come se gli elementi volessero dirgli che quello era il momento meno adatto per costruire un tempio. E, infatti, mentre durava la costruzione del Gotheanum, scoppiò la prima guerra mondiale. Steiner, che era in Germania, tornò precipitosamente a Dornach in mezzo al caos : guardie a tutti i ponti, soldati in marcia dovunque, stazioni ferroviarie gremite di folla.

Maria Von Sivers annota: “Durante quella terribile notte, il mondo era cambiato, e l’espressione di un incubo che si impresse in quei giorni sulla faccia di Steiner, la sua pena per l’umanità, fu una cosa indimenticabile”.

Il mondo sembrava pensare a ben altro che all’arte, alla religione, ai templi !

Unica oasi di pace in un mondo sconvolto, Dornach. Lì uomini di buona volontà di ben diciassette nazioni si ritrovarono fratelli per lavorare insieme – muniti, non di armi, ma di cazzuole, martelli, pialle – alla costruzione di un tempio in cui celebrare i riti di una umanità solare .

Però anche lì Arimane sembrò voler dire l’ultima parola. Il tempio – che Steiner aveva voluto in legno – appena costruito, fu distrutto totalmente da un incendio Nell’occasione il contegno di Steiner fu magnifico: si recò sul posto per dare istruzioni, senza fare il minimo gesto di rabbia o di disperazione: solo una  volta lo si sentì mormorare, “Tanto lavoro durante tanti anni…”.

Non permise che il programma delle manifestazioni subisse delle modifiche e la sera del giorno dopo tenne per i visitatori, che erano venuti ad ascoltarlo da tutte le parti della Svizzera, la conferenza che era stata annunziata.

La Società Antroposofica decise di costruire nuovamente il tempio: si riunirono di nuovo le energie, nuovamente si raccolsero i fondi. Il nuovo tempio in cemento armato, testimonianza della volontà e della genialità di Steiner, si può ammirare ancor oggi a Dornach.

A Dornach, Arimane non aveva avuta l’ultima parola! Ma in Germania stava prevalendo. In questa nazione, civile ma stremata dalla sconfitta, sembrava non esserci più posto per la gentilezza e la tolleranza di un tempo: sia i nazionalsocialisti che i comunisti osteggiarono Steiner; che un giorno fu assalito fisicamente, riuscendo a scampare il peggio solo per l’intervento dei suoi amici.

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Da quando viene a far parte della Società teosofica e inizia la sua predicazione, l’attività di Steiner si svolge con un ritmo che sbalordisce e sconcerta.

Scrive una ventina di libri, la sua corrispondenza è così fitta che quando i suoi collaboratori portano le sue lettere alla posta devono servirsi di un cesto, compie continue  torunés con in media una conferenza al giorno ( si calcola che dal 1900 al 1925 ne tenne ben venticinquemila!) e, come se ciò non bastasse, quasi ogni giorno riceve decine di persone che vengono a confidargli i loro problemi e a chiedergliene una soluzione. Soprattutto quest’ultima attività si rivela massacrante: si pensi che le persone desiderose di parlargli spesso formavano lunghe code che partivano dalla hall dell’albergo , in cui pernottava, fino alla sua stanza. Ed egli tutti riceveva, senza distinzione, si trattasse di una questione importante o di una questioncella personale. Se si trattava di cose serie, si prodigava interamente nella conversazione, ascoltava attentamente, s’immedesimava, prendeva su di sé tutto il peso del destino del suo interlocutore. Quest’attività frenetica finì per stroncarlo. Il 28 Settembre 1924 tenne la sua ultima conferenza. Dopo non poté più lasciare il letto. Ma non per questo si dette pace: continuò fino all’ultimo a tenere una fitta corrispondenza e a scrivere libri.

Le sue sofferenze diventarono sempre più intense. Ciononostante mantenne sempre un equilibrio meraviglioso non scevro da un signorile senso dell’umorismo. Poi, verso la fine di Marzo, ad un tratto le sofferenze cessarono ed egli diventò tranquillo e rilassato. Il 30 Marzo 1925 congiunse le mani sul petto, chiuse gli occhi e morì.

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Numerosissimi sono i campi in cui si espresse la geniale personalità di Steiner. Accenniamo qui solo ai più importanti.

La pedagogia – Steiner era educatore per natura e vocazione. Le scuole informate ai suoi principi educativi sono diffuse in tutto il mondo; e tali principi trovano seguaci e ammiratori anche in persone che non seguono la sua filosofia. Quando Steiner fu invitato a Oxford ad un congresso pedagogico, il Manchester Guardian poté dire che “l’intero congresso aveva trovato il suo punto centrale nella personalità e negli insegnamenti del dottor Rudolf Steiner”.

L’agricoltura – Le teorie agrarie di Steiner hanno avuto diffusione non meno di quelle pedagogiche.

Esse si basano sullo sfruttamento dei ritmi naturali della terra e, non c’è bisogno di dirlo, escludono i fertilizzanti e gli insetticidi chimici.

Può darne un’idea il consiglio che lo Steiner ad alcuni seguaci che gli chiedevano come preparare un concime naturale. Egli raccomandò di prendere delle corna di mucca e riempirle di varie sostanze naturali e poi tenerle sepolte nella terra per tutto l’inverno. Dopo averle tirate fuori, dovevano mescolare vigorosamente il loro contenuto con l’acqua Medicina –  Nell’arte medica Steiner si ispirò all’antiriduzionismo goethiano: il corpo umano va considerato come un tutto, non esiste una parte del corpo malata su cui il medico deve concentrare le sue cure, esiste  tutto un corpo malato. Un’allieva di Steiner, Ita Wegman, si interessò dell’applicazione pratica delle sue teorie mediche e ne risultò la fondazione di una clinica: la clinica  Arslesheim.

Letteratura – Dell’euritmia e dei drammi scritti da Steiner abbiamo già detto: ci resta di parlare di Steiner conferenziere di rarissima efficacia e dei suoi libri.

Così Schuré, il grande romanziere che ne divenne discepolo,  parla di Steine-conferenziere: “La prima impressione era di forza plastica. Quando parlava di eventi e di fenomeni del mondo extrasensoriale, parlava come se fosse a casa sua…Non descriveva: vedeva oggetti e scene e li rendeva visibili, cosicché i fenomeni cosmici ci sembravano reali come se appartenessero alla sfera fisica. Acoltandolo, era impossibile mettere in dubbio la sua visione spirituale, che era altrettanto incisiva quanto la vista del mondo fisico….”.

E parliamo dei libri di Steiner. Si tratta al vero di ben strani libri. Il Maeterlink rilevava come la loro introduzione rivelasse una mente equilibrata, mentre le pagine successive facessero pensare ad una sopravvenuta pazzia. Ma ecco come a tale critica lo Steiner rispose: “Benissimo, allora…io scrivo un libro, Maeterlink legge l’introduzione ed io gli sembro una mente assai ponderata, logica e assai vasta. Poi legge oltre, ed eccomi trasformato in uno che gli fa esclamare: non so se Rudolf Steiner sia diventato improvvisamente pazzo, o sia un mistificatore o un profeta. Capita un’altra volta. Io scrivo un libro: quando legge l’introduzione di nuovo Maeterlink mi accetta come una mente assai ponderata, logica e  vasta. Legge oltre e di nuovo non sa se io sia diventato improvvisamente pazzo o se sia un mistificatore o un profeta. E così via. Supponiamo che ognuno dica: quando leggo i tuoi libri, all’inizio sembri acuto, equilibrato e logico, ma poi ad un tratto diventi matto! Persone che sono logiche quando incominciano a scrivere e poi quando scrivono oltre diventano ad un tratto pazze, devono essere creature proprio straordinarie!” .

Comunque, a favore di Steiner si può dire ch’egli mai ha preteso di essere creduto per fede ed è sempre stato di una grande tolleranza.

Ad esempio – pur condannando il consumo di carne, di alcool e il fumo (ch’egli, prima fumatore, sostituì col fiutare tabacco ) – non insistette mai perché tutti gli antroposofi diventassero vegetariani. Quando uno di essi gli confessò che sognava ancora di mangiare prosciutto, egli si limitò a dirgli: “Meglio mangiare prosciutto che pensare prosciutto” .

E’ questo equilibrio, questa tolleranza, che ci consigliano di astenerci da giudizi affrettati sui suoi libri e ci impongono rispetto per la sua personalità.

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