Biografia di Caterina dei Medici

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Caterina Maria Romola Medici nacque il 13 aprile 1519 a Firenze. Suo padre era Lorenzo dei Medici, figlio di Piero dei Medici (detto lo sfortunato, perché era stato cacciato da Firenze) il quale, a sua volta, era figlio di Lorenzo dei Medici (detto il Magnifico, per la sua ricchezza, la sua potenza, per le doti che fecero della sua personalità una delle più interessanti del Rinascimento italiano).
La madre era una francese, Maddalena de La Tour d’Auvergne, della più alta nobiltà ( e infatti era imparentata con i Borboni, ch’ erano principi di sangue reale).
Nobili, invece, certamente i Medici non erano : l’antenato, che aveva dato il nome al loro Casato, era un medico ( e forse neanche un medico, ma solo un farmacista, come sembrerebbero indicare le “palle”, ossia le pillole, che campeggiavano nel loro blasone) e i suoi discendenti avevano fatto fortuna trafficando col vil danaro : erano stati ed erano dei banchieri. Banchieri divenuti col tempo sempre più potenti grazie alla loro indubbia abilità negli affari, naturalmente, ma anche grazie alla astuta politica di allearsi con il “partito democratico” della loro città.
Politica questa inaugurata da Silvestro dei Medici, il quale unendo il suo danaro alla demagogia di un tribuno, Michele di Lando, aveva fatto degli artigiani e degli operai di Firenze un blocco capace di prevalere e opprimere le grandi famiglie: queste a poco a poco erano state eliminate, così che , alla fine del XIV secolo , solo era rimasto a signoreggiare in Firenze (dietro il velo di un ipocrito e astuto ossequio alle istituzioni repubblicane e alla democrazia) il casato dei medici (osteggiato, ma non limitato da quello degli Strozzi).

caterinademedici

E i Medici, primi in Firenze, erano primi anche in tutta Europa : la loro influenza e il loro potere si faceva sentire a Londra, come a Parigi, come a Bruges, come a Vienna, come a Roma. I re avevano bisogno dei soldi dei Medici per armare i loro eserciti ; e di conseguenza ,a seconda che i Medici prestassero o esigessero i loro fiorini , una monarchia perdeva o acquistava una provincia.
Il re di Francia, Luigi XI, che non era uno sciocco, seppe ben valutare la potenza che il danaro, ai Medici, conferiva e volendo legare la loro casta al suo regno, attribuì a Piero il Gottoso (figlio di Cosimo e padre di Lorenzo il Magnifico) il privilegio di ostentare nel proprio blasone, tre gigli : i gigli capetingi uniti alle “palle” medicee , dovevano significare la particolare intesa tra la potente Casata dei banchieri e la nobile e, più che nobile, sacra Casata dei re di Francia – ed in effetti tale intesa ci fù (salvo brevissime parentesi) e durò fino all’estinguersi della Famiglia Medici nel XVIII secolo ( e di tale intesa ne è ancor traccia il giglio che continua a campeggiare nel gonfalone del Comune fiorentino).
Di questa particolare intesa tra Monarchia francese e Casa dei Medici una delle massime espressioni fu il matrimonio tra Caterina, la neonata con cui abbiamo iniziato il nostro discorso, ed Enrico di Valois , il figlio cadetto di Francesco I, re di Francia.

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L’idea del matrimonio era partita da Francesco I ed era stata subito accettata dal papa Clemente VII. Questi, essendo figlio naturale di Giuliano (il fratello di Lorenzo il Magnifico, rimasto ucciso nella celebre congiura ordita dal papa Sisto IV) era cugino della nostra Caterina ( anche se amava presentarsi come suo zio) e per la sua anzianità e soprattutto per il prestigio che la tiara papale gli conferiva, era considerato il capo della Casa dei Medici. Era senza dubbio una “anima persa” (tra l’altro si sospetta che si sia aperto la strada al soglio pontificio facendo assassinare il mite e giusto Adriano VI) ma era, o almeno si riteneva, un buon politico; e aveva ritenuto il matrimonio, che il re francese gli proponeva, politicamente vantaggioso a sé e alla sua Casata.
Il matrimonio fu celebrato in Marsiglia nell’ottobre 1533. Entrambi i nubendi erano giovanissimi, quattordicenni. Ed entrambi pervenivano al matrimonio dopo una vita dura e non scevra di pericoli.
Caterina era rimasta orfana di entrambi i genitori in tenerissima età, addirittura poche settimane dopo la nascita: la madre era morta di febbre puerperale e il padre, sembra, di “mal francese”” Un po’ era stata allevata (dagli zii) a Roma e un po’ a Firenze.  E proprio in Firenze per sua sfortuna si trovava quando vi scoppiò una furibonda rivolta contro il potere mediceo (in quel momento esercitato, per delega ,diciamo così, di Clemente VII, da un cardinale incapace): il popolo forzò le porte e irruppe nel palazzo dei Medici : gli zii di Caterina riuscirono a fuggire (per un’uscita segreta), Caterina no e fu presa in ostaggio dai rivoltosi. E, fino che la pace non fu finalmente fatta,. dovette stare reclusa in un convento, correndo non lieve rischio di morire ammazzata (dato che, quando l’esercito aizzato da Clemente VII cinse d’assedio Firenze, non poche voci si levarono tra gli assediati inferociti a proporre, cristianamente, di appenderla al di fuori delle mura a ricevere, per prima, i colpi degli assedianti).
Anche Enrico aveva dovuto subire la dura esperienza della reclusione. Infatti il padre, Francesco I, dopo la sconfitta di Pavia preso prigioniero, era riuscito a riguadagnare la libertà e il governo del suo regno, solo a patto di farsi sostituire , nella reclusione in Spagna, dai suoi due figli, il delfino Francesco e (appunto!) il cadetto Enrico. E la reclusione , che i due giovani avevano dovuto soffrire nella Corte spagnola, non era stata per nulla “dorata” : nutriti a fagioli e garbanzos (ceci), erano tenuti in una cella rischiarata solo da una piccola finestra, senza poter vedere, praticamente, altri che i loro carcerieri e la sorella dell’imperatore (la dolce  Eleonora, che veniva di tanto in tanto a trovarli per portar loro qualche dolcetto e un po’ di compagnia) .Ed essi, i due poveri giovani, furono così segnati dalla crudele e traumatizzante esperienza da residuarne per tutta la vita un carattere introverso e notevoli difficoltà nella comunicazione e nella parola.
Caterina ed Enrico, i nubendi così colpiti dal destino, ebbero modo di vedersi solo a Marsiglia, pochi giorni prima della cerimonia  matrimoniale.
Enrico era un bel giovanotto, atletico e prestante : quando Caterina lo vide, subito se ne innamorò appassionatamente ( e mantenne tale amore inalterato per tutta la vita!). Né bella né prestante, invece, poteva dirsi Caterina : aveva ,sì , una certa grazia nel muoversi, ma il fisico era tracagnotto, il viso paffutello, gli occhi sporgenti, le labbra troppo grosse . Enrico, quando gliela presentarono, torse lo sguardo : quanto diversa la sposa, che il destino gli aveva assegnato, da Diana di Poitier, la bionda vedova, che, pur essendo già avanti negli anni (ne aveva circa 20 più di lui), sapeva conservare intatto il suo fascino e le sue grazie e (nonostante che virtuosamente gli si rifiutasse) occupava tutto intero il suo cuore, impedendo di entrarvi a qualsiasi altra donna (anche più dotata della…..insignificante fiorentina)!
Ma i sentimenti di Enrico contavano assai poco di fronte alla ragion di Stato e ai vantaggi reciproci che Casa dei Medici e Monarchia francese si ripromettevano di trarre…dall’affare. Il contratto matrimoniale fu firmato, i fidanzati si scambiarono sacri giuramenti di reciproco amore e fedeltà davanti al cardinale di Borbone e, dopo un sontuoso banchetto, furono condotti al letto matrimoniale (un letto di una ricchezza sbalorditiva : si calcola che i broccati d’oro e le pietre di cui erano tempestati, avessero il valore attuale di…..una portaerei).
Il giovanissimo sposo (stanco degli impegni della giornata) avrebbe preferito dormire, in quel letto, anzi che farci l’amore con la bruttina italiana . Ma per ragioni di Stato il matrimonio doveva consumarsi subito (Clemente VII non intendeva andarsene se non con la sicurezza che il matrimonio aveva quella irrevocabilità che solo la consumazione poteva conferirgli!) . Pertanto il re francese – che senza dubbio aveva notato una certa freddezza del figlio – gli ingiunse di tenere alta , in quella stessa notte, la fama di galanteria universalmente riconosciuta ai principi francesi. E , di ciò non contento, non volle andarsene dalla camera nuziale – così riferisce l’ambasciatore, don Antonio Sacco – finchè non vide i giovani “giostrare e che entrambi furono validi nella gara”. Ciò non deve stupire: erano quelli tempi particolarmente disinibiti.
Mentre le nozze si consumavano, gli invitati, francesi e fiorentini, gareggiavano in dissolutezze. Una celebre cortigiana marsigliese, di una bellezza scultorea, era stata invitata per rallegrar la festa: quando questa raggiunse il suo acme, la bella si spogliò, bagnò i suoi seni entro coppe di vino e li offrì ai baci degli ammiratori. Le altre signore trovarono splendida l’idea, si affrettarono ad imitarla e la festa si trasformò in un’orgia.
Neanche ciò deve stupire: tali erano i costumi di quei tempi!

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Caterina, che era coltissima (in quanto si intendeva, non solo di arte e di lettere, ma di matematica, geografia, scienze) si trovò perfettamente a suo agio in quella Corte francese , in cui si elaborava e si raccoglieva quanto di meglio, di vivo, di bello creavano il Rinascimento e l’umanesimo.
E, quel che più contava per la sua serenità, seppe con diplomazia e intuito psicologico (non erano queste le doti che avevano fatti grandi i Medici ?!) instaurare ottimi rapporti con i cognati e con gli altri parenti del marito , in particolare con la bella, colta, affascinante sua zia, la celebratissima, dai poeti e dagli artisti, “Margherita delle Margherite”.
E non si creda che i rapporti di Caterina con i suoi cognati si limitino a banali
conversari : essi sanno assumere anche un certo spessore culturale. Come quando Caterina, i cognati e lo stesso marito Enrico decidono ( con l’entusiastica approvazione del re) di fare insieme una raccolta di novelle a imitazione del celebre Heptameron di Margherita ; come  quando Caterina, sempre con Enrico e i cognati, decide di porre in musica i salmi tradotti dal celebre poeta Marot : Enrico sceglie di musicare il salmo “Felice è colui che serve Dio volentieri” e Caterina  sceglie il salmo “Verso l’Eterno, Padre degli oppressi, io me ne andrò”.
Se i rapporti con i cognati e gli altri parenti del marito sono improntati a schietta ,allegra e simpatica amicizia, quelli verso il re Francesco sono ispirati a una sincera, sconfinata ammirazione e a docile sottomissione (l’occhio acuto dell’ambasciatore veneziano nota: “Lei è ubbidiente e ciò costituisce la sua forza”).
E del resto come potrebbe essere altrimenti ? come potrebbe lei, che tanto appassionatamente ama il suo sposo, non amare chi a questi diede la vita e che essendo padre di questi è diventato anche padre suo ?! lo ama , sì, anzi di più, lo venera, dato che in lui vede, non solo il padre del suo sposo, il suo padre, ma anche un re, il  suo re. E Francesco , il re, apprezza , stima e vuole bene alla piccola fiorentina; e questo perché,  non solo riconosce in lei una perfetta sottomissione alla sua autorità,  una totale e disinteressata fedeltà alla casa reale che l’ha accolta ( e il re riconosce il vero: nessuno, neanche chi ha il sangue dei Valois, sarà dei Valois e delle loro prerogative più strenuo difensore di Caterina!) , ma anche perché in lei intuisce un’intelligenza politica particolarmente fine, capace pertanto di integrare le lacune che teme in Enrico.
Inoltre Francesco ama la danza e la caccia e Caterina, anche lei, ama danzare e cacciare. Il Brantome afferma che nella danza “Ella (Caterina) manifestava bellissima grazia e maestosità “ e che anche “amava moltissimo la caccia”.
E fu proprio per poter seguire il sovrano anche nelle battute di caccia più difficili e pericolose che Caterina introdusse in Francia una nuova maniera di montare a cavallo per le donne : il cavalcare all’amazzone. Un’autentica rivoluzione, dal momento che sino ad allora le dame si sistemavano su un sedile posto sul cavallo, il cosiddetto “sambue” , le gambe penzolanti dallo stesso lato e poggianti su un’assicella : ed è evidente che , in una tale instabile posizione, a loro risultava precluso, non solo il galoppo , ma anche il trotto.
E – già che abbiamo finito per toccare l’importante argomento delle “novità” introdotte in Francia da Caterina (e dal suo seguito di italiani) – va anche detto che la nuova moda di cavalcare ne trascinò un’altra, non meno rivoluzionaria, nel vestire. Infatti, dal momento che , nel montare a cavallo all’amazzone, le gonne delle donne si sollevavano mostrando oltre ogni decenza le loro natiche nude, le cavallerizze furono costrette ad adottare un indumento simile ai calzoni degli uomini : misero (sia pure sotto le loro gonne) dei calzoncini : le “culottes” (che poi si trasformarono nelle attuali mutandine). Ciò che all’inizio non mancò di suscitare grave riprovazione soprattutto nella Chiesa (non era proprio quella di aver vestito come un uomo, una delle accuse che portarono Giovanna d’Arco al rogo ?!).
Ma l’arrivo in Francia di Caterina e del suo seguito di italiani, non innovò solo nel modo di cavalcare e di vestire : influì moltissimo anche sul galateo e sulla culinaria francese.
Furono gli italiani  a insegnare ai francesi a comportarsi con eleganza a tavola : finite le abbuffate  rabelaisiane : un festino deve essere una cerimonia, uno spettacolo, un rito ;  e in esso anche alcune regole di igiene vanno rispettate : le mani vanno lavate prima di pranzo, non ci si soffia il naso nella tovaglia comune, non si mangia con le mani (ma si usano coltello e forchetta)
E come l’arrivo degli italiani cambia il modo di mangiare, così anche cambia quel che si mangia. Sono i cuochi italiani a convincere i francesi a gustare separatamente i piatti dolci e i piatti salati (prima in Francia, come in tutta Europa, si mangiava la carne insieme alla frutta zuccherata1). Sono i pasticcieri italiani ad abituare i palati dei francesi a nuove e inusitate delicatezze e il loro occhio alla composizione originale e artistica dei dolciumi (questi prima ancora di deliziare il palato devono estasiare l’occhio!.). Certo gli allievi (i francesi) ben presto supereranno i loro maestri (gli italiani); ma questo capita ed è bene che capiti : quel che importa è che la fiaccola della civiltà continui ad avanzare nel tempo.

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Caterina ben accetta dalla famiglia reale, non lo fu per niente dalla generalità del popolo francese. Quel che in lei non piaceva, non era tanto che fosse straniera (era cosa normale che i membri della casa reale sposassero donne di paesi stranieri), quanto che fosse una plebea, la figlia di un mercante : come poteva tollerarsi che il sacro sangue dei capetingi fosse inquinato da quello di una famiglia, che aveva fatto le sue fortune trafficando col vil danaro!
A ciò si aggiungeva il fatto che gli anni passavano senza che dall’unione di Caterina e di Enrico nascessero figli ( e ciò preoccupava, dato che il delfino poteva anche prematuramente morire e allora sarebbe toccato proprio ad Enrico di assicurare la discendenza e la continuità dinastica).
Per alcuni anni si attribuì la sterilità della coppia a “colpa” del marito affetto da ipospadia : questo difetto, che non gli impediva di darsi ai suoi esercizi amorosi, ben poteva – così si sospettava – renderlo incapace a generare. Ma nel 1537 accadde un fatto che rivelò infondato tale sospetto: Enrico (durante la campagna per la conquista del ducato di Milano), evidentemente dimentico per una notte di Diana, la sua musa ispiratrice, fece un figlio ( e più precisamente una figlia) con una florida fanciulla di Moncalieri : questa era – o almeno fu ritenuta – la prova evidente che la sterilità della coppia era dovuta, non a lui, ma alla moglie.
La situazione di Caterina alla Corte si fece allora molto difficile, e tanto più difficile in quanto l’anno prima (1536) il primogenito del re, il delfino Francesco era deceduto (in circostanze misteriose – ciò che non impedì di trovare il capro espiatorio della sua morte in un valletto  che al principe, tutto sudato per una combattuta partita a pallacorda, aveva offerto quell’acqua ghiacciata che ne aveva determinata la morte : tutto andò come da copione : il valletto sotto tortura confessò di aver agito per conto del re di Spagna : squartato nella pubblica piazza , la folla inferocita si impossessò delle sue membra ancora calde per farne scempio – ciò mentre Margherita, la dolce, la gentile “Margherita delle Margherite” in prima fila assisteva allo spettacolo!).
Dopo la morte del Delfino la maggior parte della Corte sempre più apertamente prese a reclamare il ripudio di Caterina : la successione dinastica doveva ad ogni costo essere assicurata!
A favore di Caterina parlavano solo due donne ( ma potentissime1) : l’amante del re, madame d’Etemper, e l’amante del nuovo delfino, Diana di Poitier : la prima, perché temeva che, una volta ripudiata Caterina, Enrico sposasse Diana, la seconda, perché temeva che Enrico, dopo il ripudio, bon gré mal grè finisse per sposare una Guisa, che certamente sarebbe stata meno malleabile di quella paffutella Caterina che – ecco l’arte sopraffina dei Medici! – cercava di rendersele utile in mille modi ( ad esempio, riferendole quel che avveniva nel segreto del Consiglio reale, a cui Diana non aveva titolo per partecipare , mentre lo aveva Caterina come moglie del delfino).
A tali giochi ed equilibri politici era legato il destino di Caterina : come dire che era legato a un filo sottile ,che ad ogni momento poteva spezzarsi.
Conscia della precarietà della sua situazione, Caterina vuole giocar il tutto per tutto e va a gettarsi ai piedi del re : sia lui a decidere la sua sorte. Drammatico e sconvolgente è il colloquio tra la nuora e il suocero. La prima si prosterna davanti al secondo, si dice colpevole, pronta con grande umiltà ad accettare per il bene della Dinastia ogni sua decisione, anche quella della sua clausura in un convento . Francesco è commosso, la solleva e l’abbraccia : “Figlia mia, Dio ha voluto che Voi foste la mia nuora e la moglie del Delfino, io non voglio diversamente”. I figli? Essi sarebbero col tempo venuti, lei ed Enrico erano ancora tanto giovani!
Così Caterina evita (almeno per il momento) il ripudio. Ma la soluzione radicale del suo problema le viene dalla sapienza del medico di Corte, il celebre Ferrel. Questi, sottoposto l’apparato riproduttivo della delfina ad un accurato esame, individua , nella sua conformazione, un’anomalia, che, aggiunta a quella dell’apparato genitale del marito (questi aveva, come dice il Brantome, le vit tort ) impedisce al seme regale di raggiungere la destinazione, che la natura esige (per creare una nuova vita)
Però l’inconveniente può essere superato: basta che i regali coniugi adottino nei loro amplessi certe posizioni (difficili, ma pur sempre alla portata dell’atletico Enrico) che avrebbero finito per compensare le loro diverse anomalie – posizioni che l’acuto e sapiente medico  dettagliatamente illustra.
Enrico e Caterina seguirono i consigli dati loro con la devozione del fedele cortigiano e con la sapienza del medico esperto ; e Caterina finalmente, nel maggio 1543, dopo ben 10 anni di sterilità, rimase incinta.
Da allora essa, rivelò una fecondità sorprendente e, quasi a voler ricuperare il tempo perduto, diede alla luce ben dieci figli (calcolato il delfino). Di essi però riuscirono a diventare adulti solo sette: gli altri morirono in tenerissima età ed uno, a cui pur si volle dare un nome, fu estratto già cadavere dal ventre materno. E anche i sette, che riuscirono a diventare adulti, rivelarono ,sì, un ingegno originale (anche se non molto equilibrato e quasi patologico), ma, chi più chi meno, soffrirono di una cattiva salute e morirono quasi tutti giovanissimi : fu questa l’eredità loro lasciata dai Medici, razza questa che si adornava di splendide doti intellettuali, ma che in sé anche portava gravi tare fisiche, che destinavano la maggior parte dei suoi membri a una prematura morte.
I nomi dei sette figli di Caterina rivelatisi vivi e vitali ? Eccoli, in ordine di nascita.
Francesco, nato il 19-1-1544, regnerà col nome di Francesco II.
Elisabetta, nata il 2-4-1545, diventerà regina di Spagna.
Claudia, nata il 12-1-1547, sposerà il duca di Lorena.
Carlo Massimiliano, nato il 27-6-1550, regnerà col titolo di Carlo IX.
Edoardo Alessandro, nato nel 1551, regnerà col titolo di Enrico III (così mutato il suo originario nome).
Margherita, nata il 14-5-1558, sposerà Enrico di Navarra e sarà conosciuta come la regina Margot.
Ercole, nato il 18-3-1553, essendo rimasto quasi nano  e avendo voluto cambiare un nome che lo esponeva al ridicolo, è conosciuto come Francesco, duca d’Alencon.
Così la bella razza dei Valois fu servita ( o come alcuni sostengono, rovinata) dalla figlia dei mercanti fiorentini

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Di questa sequela di nascite che allietò la casa reale di Francia, il merito principale fu stranamente di Diana di Poitier.
Questa, dopo otto anni di virtuosi rifiuti, aveva finalmente permesso a Enrico di entrare nel suo letto e ne era diventata ufficialmente l’amante. Però un’amante che non nutriva nessuna gelosia verso la legittima consorte (tanto si riteneva a questa superiore per bellezza e intelligenza !), e che, preoccupata di assicurare al regno la continuità dinastica, spesso addirittura rifiutava l’amplesso del bramoso Enrico per indirizzarlo al letto di Caterina, di colei cioè che avrebbe dovuto sentire come sua rivale: “E’ necessario, siete il delfino, dovete dare degli eredi alla regina”.
Per cui si può dire – con il Michelet – che “quando Enrico II aveva rapporti con la moglie, era solo perché Diana l’aveva preteso e voluto”.
E Caterina come reagiva a questa strana situazione ? faceva scenate rimproverando a Enrico il tradimento e a Diana la scostumatezza? Nulla di tutto questo.
Con Enrico, mai Caterina si sarebbe permessa di trascendere in comportamenti men che rispettosi: Enrico, per lei, non era solo il marito, era il figlio del re, destinato ad essere re egli stesso : per lei era sacro : come poteva pensare di mancargli di rispetto ?! Riteneva anzi un grande onore e una grande fortuna, per lei, una progenie di mercanti, il poter godere degli amplessi (ancorchè frettolosi) di un amante di figura così bella e di sangue così nobile.
Tra Caterina e Diana non mancarono invece i momenti di attrito; ma non risulta che trascendessero in violente scenate : entrambe le donne erano “animali a sangue freddo”, troppo razionali per abbandonarsi a chiassate. Il livello a cui poteva giungere uno scontro tra di loro è ben illustrato dal seguente episodio : una sera Caterina è intenta alla lettura, entra Diana e le domanda cosa legge. “Leggo le storie di questo regno, madame” le risponde Caterina soavemente “ e direi che in ogni tempo le puttane hanno diretto gli affari dei re”. Che risponde Diana a sentirsi dare della “puttana” ? Niente, incassa senza batter ciglio. Non si governa – e sia Diana che Caterina avevano il destino di governare – se non si sa mantenere il controllo dei propri nervi !
Nel complesso , però, i rapporti tra Caterina e Diana furono buoni ( e addirittura di collaborazione nella politica : entrambe parteggiavano per i Guisa e la fazione cattolica).
Quando Caterina, durante  una delle tante guerre del regno francese contro Carlo V, si ammalò gravemente (1552) , Enrico lasciò la truppa e accorse con l’amante al capezzale dell’inferma; e tutti i presenti poterono testimoniare della tenerezza che il sovrano riversava verso la moglie e delle cure commoventi che giorno e notte le prodigava la sua favorita.
Qual’era il segreto di così soddisfacente armonia nello strano triangolo amoroso ? Il buon carattere di Enrico, senza dubbio ; l’intelligenza di Diana, senza dubbio ; ma anche e soprattutto l’intelligente umiltà e sottomissione che sapeva dimostrare Caterina
Perché sottomessa e addirittura sacrificata Caterina lo era davvero.
Quando, dopo cena, Diana e il re si incontravano, talvolta era presente anche la regina. Ma i due amanti non la sopportavano a lungo : a un certo punto Enrico, fingendosi preoccupato per la salute della moglie, la pregava di andare a riposare. E Caterina obbediva : unico indizio di quel che le ribolliva in petto era dato – a dire dei testimoni di queste scenette del triangolo amoroso – dai calcetti, che essa dava ai mobili che, uscendo, trovava a portata dei suoi piedi.
E l’invadenza della favorita del re, non si manifestava solo nell’accaparrarsi l’affetto di questo : Diana si comportava verso i figli di Caterina come se fossero i suoi figli ( e in un certo senso lo erano : non era a lei che dovevano la loro nascita ?!). Appena nati, venivano sottratti alla madre, a Caterina, ed era Diana (e non Caterina) a scegliere, prima, le loro balie ,poi, i loro precettori. Ed era ancora Diana ( e non Caterina) che quando erano cresciuti, li presentava a Corte e li introduceva nelle costumanze di questa ( e del resto in tale materia, Diana era un’insuperabile maestra : nessuno più di lei sapeva il corretto modo di porgere un saluto, l’esatto ordine delle precedenze da rispettare…).

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L’evento che, sia pur dolorosissimo, cambiò la vita di Caterina ponendola al centro della Corte, fu la morte del marito. Avvenne nel giugno 1559.
In quell’anno erano stati indetti alla Corte francese grandi festeggiamenti per celebrare un duplice matrimonio : quello tra Filippo II di Spagna ed Elisabetta (figlia del re) e quello tra Filiberto di Savoia e Margherita (sorella del re). E il clou di tali festeggiamenti doveva essere rappresentato da dei tornei, che avrebbero visto scontrarsi e combattersi (anche a rischio, non solo dell’incolumità, ma della stessa vita) il fiore della nobiltà francese, spagnola e savoiarda – anche il re vi avrebbe partecipato.
Ad assistere a tali tornei si recò anche Caterina, ma senza gioia, anzi con una viva apprensione. Infatti un celebre astrologo italiano, il Simeone, le aveva predetto che il marito avrebbe perso la vita, a quarantanni , nel corso di un duello, per una ferita che lo avrebbe accecato.
E tale nefasta predizione sembrava trovare conferma in una centuria del celebre Nostradamus che suonava:
Le lion jeune le vieux surmonterà
En champ bellique par singulier duelle
Dans cage d’or les jeux lui créverà
Deux classes une, puis mourir, mort cruelle.
E ciò che era scritto nelle stelle, purtroppo avvenne : nel corso di un duello con un amico, il capitano delle guardie scozzesi, Montgomery (che, anch’egli in preda a cupi presentimenti, invano aveva pregato il re di dispensarlo dall’incrociare con lui la lancia), Enrico fu ferito a un occhio e , dopo un’atroce agonia di più giorni ,morì.
Caterina alla morte del marito adottò un lutto strettissimo, che non abbandonò più per tutto il resto della sua vita : non indossò più abiti di seta e sempre si vestì di
nero. Insieme alle spoglie mortali di Enrico, di quell’uomo, di quel re, che tanto appassionatamente aveva amato, essa seppellì la sua vita sessuale e sentimentale : non si risposò, non ebbe amanti. Tante cose in lei si possono criticare ma non l’amore coniugale ( e quello materno) !

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Con l’assunzione al trono del figlio primogenito, Francesco, Caterina, come madre del re ( e di un re così a lei sottomesso) , fu posta al centro della Corte e della politica francese. E tale posizione centrale lei la mantenne anche quando salirono al trono  i suoi due altri figli ; per cui si può dire che, praticamente, fino alla fine della sua vita (quindi per un lunghissimo tempo : circa 30 anni) lei fu veramente la “regina nera” di Francia.
Tutti si aspettavano che, dall’alta posizione raggiunta, lei prendesse le vendette su Diana, che per così lungo tempo l’aveva emarginata. Non fu così: Caterina, con grande generosità – e probabilmente anche per rispetto ad una promessa fatta all’amato Enrico – non nocque in nulla all’ex amante del marito : Diana potè conservare i gioielli, i castelli, i titoli, insomma tutto quello che aveva acquistato al tempo in cui dominava il
cuore del re e la Francia : morì serenamente nel 1556 nello splendido ritiro del suo castello di Ariet.
Molto più travagliata fu la vita di Caterina ; che dovette correre gravi rischi e sostenere durissime lotte , mentre il bel regno di Francia era colpito da gravi e terribili sconvolgimenti e lutti ( le lotte accanite tra protestanti e cattolici, le stragi reciproche, la terribile notte di San Bartolomeo…..).
Caterina sopportò tutte le traversie con grande coraggio ; quel coraggio che le veniva dalla sua incrollabile fede (non nel cristianesimo, ma) nell’astrologia.
Caterina fin dall’infanzia aveva subito il fascino delle cosiddette “scienze occulte”. Del resto tutti, nel XVI secolo, in Italia, erano dediti, chi con più chi con meno convinzione, alla magia e all’occultismo. Nella Chiesa stessa, alti prelati, facevano ricorso ai più sacri riti religiosi interpretandoli in senso magico, quasi fossero filtri o talismani.
Da parte sua Caterina non poteva vivere lontana dai suoi astrologi, i due fratelli Ruggeri, Cosimo e Lorenzo (figli di quel Ruggeri il Vecchio, che era stato medico-astrologo , un tempo le due arti si combinavano, dei genitori di Caterina).
Ora i suoi astrologi, quando ancora Enrico non era il delfino e sembrava improbabile che mai salisse al trono, erano giunti alla conclusione, studiando il corso degli astri, ch’essa avrebbe regnato tramite i suoi tre figli e che la morte non l’avrebbe raggiunta finchè si fosse tenuta lontana da Saint Germain.
Quindi Caterina, che vedeva col tempo sempre più avverarsi la predizione, non si lasciò mai sgomentare dagli attacchi e dalle minacce che la dinastia dei Valois subiva, ora da parte cattolica ora da parte protestante : forse che non era al sicuro fino a che si teneva lontana da  Saint Germain ?! Senonchè essa proprio nei pressi di Saint Germain un giorno ebbe, per vie tortuose, le vie tortuose che spesso percorre il nostro destino per compiersi, a trovarsi , e in quel giorno morì Ecco come accadde che le stelle giocarono Caterina.
A fine dell’anno 1588 Caterina cadde malata, pare in seguito ad una infreddatura.
Questo mentre tutt’intorno a lei il potere dei Valois si sgretolava. Nella cattolica Parigi , la popolazione in rivolta, a causa dell’assassinio dei Guisa perpetrato da Enrico II (l’ultimo figlio di Caterina destinato a regnare), riempiva le chiese :penitenti a piedi nudi percorrevano le strade elevando preci al cielo per l’estinzione dell’eretica casa regnante : alcuni, presi da furore, gettavano i ceri a terra e li calpestavano gridando :
“ Così perisca la razza dei Valois”.
Enrico III era ancora re; ma , dopo essersi resi nemici, i cattolici, i protestanti, il papa, Fippo II, era ,sì, re, ma , come Caterina con lucidità gli aveva gridato in faccia , era “re di niente”.
La stessa Caterina era ormai assistita solo dai suoi servitori italiani ; tutti quelli francesi o erano stati cacciati o avevano preferito emigrare al seguito di qualche potente, che sembrava loro vincente nell’aspra lotta, che in Francia si era scatenata.
Il mattino del 5-1-89 Caterina si sentì tanto male da voler fare testamento. Poi chiese il suo confessore. Come tanti altri, questi se ne era andato. Le condussero allora un prete che lei non conosceva. Confessatasi, gli domandò chi fosse, qual’era il suo nome. Giuliano di Saint Germain, rispose il prete. A sentire tale nome, Caterina sospirò e senza apparente commozione disse : “Allora sono perduta” : ricordava la profezia che i suoi astrologi le avevano fatta.
Le sue condizioni immediatamente si aggravarono e lei si spense alle due del pomeriggio.

Caterina dei Medici : oroscopo *
13.04 .1519      05h 04m LMT      04h 19m GMT
Firenze    Italia
Ascendente in Toro             Sole in Toro
Angolarità ravvicinata di Saturno-Capricorno ( MC ), di Marte-Cancro ( FC ) e di Sole-Venere nel Toro ( As ) . La combinazione Saturno-Marte sul fondo Toro costituisce , nel suo complesso, la dominante di Caterina .
Fisicamente si tratta di una natura sana e forte, provvista di una salute di ferro, di uno spirito robusto quanto il corpo e di una resistenza fisica pari alla sua invincibile pazienza morale . Infaticabile, nata per lavorare, è già in piedi di buon’ora, sempre assidua negli affari, mai scoraggiata, sempre in movimento ; a cinqunt’anni, malgrado la pinguetudine, sarà sempre molto attiva e resistente a tutto .
Moralmente è una donna dotata di genio realista e concreto, combattiva, dominatrice, riflessiva, temporeggiatrice, abile nell’usare le armi della dissimulazione e della furbizia per soddisfare l’unica passione di tutta la sua vita : la politica, il potere . E, al di sopra di tutto, un’ostinata pazienza . Il suo motto : “pazienza, pazienza, e tutto andrà bene”. La sua vita sarà un continuo esercizio di pazienza .
Per oltre venticinque anni, sotto il regno di Diana della quale è ferocemente gelosa, vive piena di discrezione e di sottomissione, afflitta da una sterilità che si prolunga da più di dieci anni . Di conseguenza, costretta a non essere altro che una cavalla reale, la sposa-serva di Enrico II, regina Cenerentola, si rassegna in silenzio mordendo il freno . Divenuta governatrice di Francia, la sua grandezza “sarà quella di durare ventisette anni, quasi sempre cedendo, ma senza mai sacrificare l’unità territoriale, né il principio dell’autorità monarchica . Il suo successore riceverà una Francia spossata ma non mutilata ; divisa, ma non separata .
Enrico II lascia alla vedova uno Stato ansimante . La continuità del clima politico che si manifesta nel trapasso dei poteri dal re alla regina è maggiormente comprensibile se si osserva che essi sono nati a tredici giorni di distanza e in ore vicine. Presentano quindi una costellazione abbastanza simile : Saturno-MC opposto a Marte-FC e ambedue quadrati con Giove . In questa successione sta la difficoltà del potere ; ma Caterina è meglio armata per difendersi : mentre la triplice congiunzione Sole-Luna-Venere di Enrico non migliora la dissonanza, quella Sole-Venere di Caterina se ne discosta e si appoggia sull’AS per rinforzarlo .
Questa donna, straniera, vedova e madre di molti bambini in tenera età, manovra abilmente, riesce a farsi avanti in silenzio e finisce per assumere il potere . Essa s’installerà alle leve di comando per conservare un’autorità difficile quanto discussa, ma sempre gelosamente disputata .
E’ chiaro che con la dissonanza Saturno-Marte-Giove il suo regno non avrebbe potuto essere che quello delle fazioni e della guerra civile . Marte-Cancro in IV è l’espressione tipica di un dissidio interno, nel proprio paese ; sta inoltre ad indicare che i più pericolosi ostacoli Caterina li troverà nella propria famiglia . Tuttavia la dominante Toro, rinforzata dalla congiunzione Luna-Giove in Bilancia, le conferiscono una natura decisamente pacifica, prodiga d’idee instancabilmente conciliatrici ; per giuocare il ruolo di arbitro, ricercherà compromessi che le consentano di mantenersi nel giusto mezzo e di far coesistere le due religioni rivali : cattolici e ugonotti . Una volta di fronte ai due partiti esasperati, il suo motto sarà sempre “la pace civile attraverso la pace religiosa derivante dall’arbitraggio reale” e “due religioni sotto una sola legge e un solo re” . I suoi errori deriveranno dalla contraddizione che scaturisce dall’opposizione di Saturno-Capricorno in X ( il potere ) a Marte-Cancro in IV ( la famiglia ) : non perdere il comando e custodire i figli . L’errore della notte di San Bartolomeo nascerà dal tentativo di recuperare Carlo IX che sta per sfuggirle .
Una politica impotente, vista la dissonanza del tema, era scontata ; e così un’opera negativa, difensiva . Essa trascorrerà la sua vita a strappare alla morte una Francia piena di dispute e di divisioni, ma senza mai disperarsi per le sorti della salute pubblica in alcun momento dell’incessante lotta . Farà l’impossibile, per preservare il potere dalla servitù e il regno dallo smembramento, contro la teocrazia romana e l’egemonia spagnola, e consentirà così ad Enrico IV di salvare il paese . Sarà il baluardo ( immagine ideale per Saturno-Toro ) dello Stato, di uno Stato che si sfascia e si decompone . Alla fine, al termine di una lunga esistenza, piena di peripezie, odiata e detestata, padrona, serva o semplice comparsa del potere, viene spodestata, anzi praticamente cacciata via, da Enrico III, e assiste così al crollo della propria opera .

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