Biografia di Alessandro I

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Il 12 dicembre (del calendario giuliano) 1 al granduca Paolo , figlio dell’imperatrice Caterina II , e a sua moglie, la granduchessa Maria Federovna nasce il tanto aspettato, da loro e da tutta la Nazione, erede maschio: gli vien dato il nome di Alessandro Pavolovic ( e sarà il primo di una numerosa figliolanza – tre maschi, contando Alessandro, e sei femmine – che Maria Federovna – questa principessa tedesca sposata in seconde nozze da Paolo – darà alla nazione russa  e alla su soddisfattissima imperatrice !).
Alessandro appena nato viene sottratto alla madre e portato negli appartamenti dell’imperatrice: sarà questa a far da mamma al nipote (come se fosse orfano!) e a prendersi cura della sua educazione (forse che quei retrogradi del figlio e della nuora sarebbero capaci di educare il bimbo, il futuro imperatore di Russia? Lei, sì, che lo sa, perché l’ha studiato nei più moderni libri di puericultura : Alessandro sarà allevato secondo severi ma sani principi spartani: niente culla ma un lettino di ferro con cuscini di duro cuoio, ogni mattina una doccia in una stanza la cui temperatura non superi mai i 15 gradi).
E in effetti Alessandro cresce bene, diventa un bel bambino sano e forte, senza l’ombra di una malattia, un bimbo che costituisce l’orgoglio della nonna.
All’età di sei anni gli viene dato un precettore : uno svizzero, repubblicano arrabbiato, amico del popolo e avversario della tirannia : è quel che ci vuole ( secondo la nonna, che in gioventù simpatizzò per Rousseau e gli Enciclopedisti) per fare del futuro imperatore della Russia, un governante moderno , e capace di modernizzare la Russia ancora tanto arretrata.

alessandroI

Dunque , sani i principi a cui si ispira l’educazione fisica e morale di Alessandro ; non altrettanto sano, però, anzi decisamente vizioso , è l’ambiente in cui egli deve crescere. Nella corte sfarzosa di Pietroburgo lo stile di vita é estremamente “spregiudicato” – e la parola è un eufemismo. E di tale spregiudicatezza ne dà l’esempio l’imperatrice. Questa donna , già bella ma ora invecchiata , fa un uso sfacciato di giovani amanti. Alessandro – adolescente ma ormai in grado di comprendere le cose della vita – deve vedere la nonna far la vezzosa a tavola con l’amante di turno, per poi ritirarsi nei suoi appartamenti -–appesantita e ansimante – con il favorito alle calcagna. Alessandro prova ripugnanza per quelle passioni senili ; ma in quella corte, in cui tutto è intrigo, menzogna, odio ribollente , una cosa egli ha imparato presto (una cosa che non dimenticherà mai durante tutta la vita!) : se si vuole sopravvivere, in questo basso mondo, occorre saper dissimulare : nessuno deve poter penetrare nei nostri pensieri, nei nostri sentimenti : per gli altri occorre essere come una “sfinge” ( per usare un termine che in effetti ad Alessandro verrà dai contemporanei e dai posteri, riferito). Ciò del resto gli riesce facile e spontaneo , dato che per carattere egli è portato ad evitare urti con l’ambiente in cui è destinato a vivere, ma ad armonizzarsi il più possibile con esso : insomma a dire “si” anziché “no”.
Quindi non deve meravigliare che Alessandro già grandicello (quattordicenne) accetti di buon grado di diventare per Platone Zubov (che sarà l’ultimo grande “amore” di Caterina che avrebbe potuto….essergli nonna) un compagno di passeggiate, di gite, di giochi di società. Essi rideranno fianco a fianco sotto lo sguardo commosso dell’imperatrice, lieta dell’intesa che regna tra nipote e favorito. Un vero idillio familiare su cui neanche il “virtuoso” precettore niente troverà a ridire ( a chi ama tanto la libertà può forse ripugnare il ….libero amore?!)

Però, ancorchè circondato dal vizio, Alessandro conserva intatta la sua innocenza. Jennings , l’inviato svedese, comunica al suo governo : “ Egli (Alessandro) ha serbato tutte le grazie naturali della sua età, e il fiore dell’innocenza primeggia fra ogni altra”.
Sì, però Alessandro ha una costituzione sana e forte e giunto all’età pubere inizia …..a sognare di notte le belle dame che incontra di giorno: bisogna trovargli moglie.
E’ inutile dire che questo è un compito che la nonna riserva a se stessa. La sposa prescelta è una giovane principessa tedesca, Luisa di Baden.
Si procura un incontro tra i due giovani : incontro che riesce però parecchio deludente : Luisa è bella ma la sua bellezza non attira né commuove Alessandro : lo lascia indifferente. Alessandro però comprende che tutti si aspettano che dica “si” al matrimonio con la bionda principessina tedesca, ed egli, lo abbiamo già detto, è uno a cui non piace dire di no: i due giovani – anzi giovanissimi (lui è quindicenne, lei tredicenne) – il 28 settembre 1793 si sposano (una volta che Luisa ha cambiato il suo nome in quello più russo di Elisabetta Alekscèvna e si è fatta battezzare secondo il rito ortodosso).
I due sposi sono entrambi belli e affascinanti però…….sessualmente non si dicono nulla. Forse anche perché troppo giovani e inesperti. Un cortigiano, devoto alla monarchia, il generale Protezov, annota nel suo diario: “Durante i mesi di ottobre e novembre il comportamento di Alessandro Pavlovic non ha corrisposto alle mie speranze. Egli si sofferma su sciocchezzuole infantili, soprattutto militari ; seguendo l’esempio del fratello, si abbandona nei suoi appartamenti a giochi indecorosi con la servitù. Tali giochi, che sono della sua età ma non del suo stato, hanno la moglie per testimone. La condotta del granduca è altrettanto puerile nei confronti di quest’ultima: le manifesta un grande attaccamento, viziato però da una certa grossolanità che non si addice alla delicatezza dell’altro sesso”: una fanciulla al suo primo sbocciare, anima romantica e sensi addormentati, a letto con un giovane ancora inesperto e maldestro : che ne può venire fuori di eroticamente eccitante ?!
Com’è inevitabile in questi casi le pulsioni sessuali , che non trovano soddisfazione nell’ambito matrimoniale , vanno a cercarla in avventure e legami extramatrimoniali : Alessandro e Elisabetta rimarranno buoni amici per tutta la vita , però reciprocamente si concederanno un’assoluta libertà sessuale. Sia l’uno che l’altro avranno delle liaisons, con relativo corteo di figli illegittimi (cosa ben nota a Corte – anche per quel che riguarda Elisabetta, come risulta dal seguente aneddoto : al momento del battesimo della primogenita di Alessandro e Elisabetta, l’imperatore Paolo , alla contessa che gli presenta la neonata , domanda bruscamente : “Signora, pensate che un marito biondo e una moglie bionda possano avere un figlio bruno ?” – turbata , la contessa balbetta : “Sire, Dio è onnipotente !”).
Se le liaisons di Elisabetta hanno un certo spessore sentimentale ( e sono anche rare e in un certo senso “sofferte”); per Alessandro quelle che contano sono soprattutto le avventure superficiali; anzi, più che le avventure (in definitiva non numerose, specie se si tiene conto della facilità che l’autocrate della Russia avrebbe a procurarsele !) per Alessandro contano i fleurts, le schermaglie amorose. Il fatto è che Alessandro, uomo bellissimo, affascinante, corteggiatissimo dalle donne, ha in sé una buona dose di narcisismo e gode soprattutto nel sentirsi ammirato: quando la donna oggetto del suo corteggiamento si accende e diventa a sua volta intraprendente egli……si tira indietro. Czartoyski, un gentiluomo polacco suo intimo amico e collaboraore (nonché amante della moglie, di Elisabetta) scrive sulle sue abitudini sessuali : “Era ben raro che la virtù delle signore a cui questo principe si interessava fosse messa veramente in pericolo”. Durante la sua visita alla Corte prussiana, Alessandro fa una corte spietata alla regina Luisa (sotto lo sguardo compiacente del reale consorte che da un’eventuale liaison tra la moglie e il potente imperatore spera di ricavare benefici per il suo regno periclitante) Ma ritiratosi nel suo appartamento, nel timore che la bella e disinvolta regina compia qualche intrusione notturna……barrica le porte della camera.
Quest’uomo controllato, dalla sessualità sofisticata e cerebrale, finisce per legarsi durevolmente con una donna bellissima ,sì ,  ma di gusti semplici e senza nessuna pretesa intellettuale: Maria Naryskin, moglie di un ricchissimo signore polacco e naturalmente……coniugata a un marito molto compiacente.
I due legami quello legittimo con Elisabetta e quello illegittimo con la Naryskin coesistono armoniosamente: Elisabetta sa naturalmente del legame extraconiugale  del marito ma molto generosamente non fa storie o solleva problemi, anzi quando alla Naryskin muore prematuramente un figlio gettando Alessandro nella disperazione , Essa le  fa , commossa , le condoglianze.
Alessandro pur avendo due “famiglie” , non lascerà discendenti: tutti i suoi figli, sia quelli avuti da Elisabetta che quelli avuti dalla Naryskin, moriranno prematuramente, i più in tenerissima età
Egli attribuirà ciò a un castigo divino per la sua “colpa”. Ma per dire di questa dobbiamo prima parlare dei rapporti tra Alessandro e suo padre.
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Passati i primi anni dell’infanzia sia Alessandro che suo fratello Costantino prendono a frequentare il padre, l’arciduca Paolo. Questi , che non tollera neanche la presenza della madre, l’imperatrice Caterina, vive in una sua proprietà poco distante da Pietroburgo ,Gacina.   Gacina è stata trasformata in un vero e proprio feudo prussiano : i 2400 soldati che vi sono acquartierati vestono (non l’uniforme russa, ma) l’uniforme prussiana: alti stivali, guanti fino al gomito, tricorni smisurati, capelli unti d’olio e intrecciati. Essi sono sottoposti ad una disciplina ferrea : passano la maggior parte del tempo in parate e manovre ; la loro minima mancanza in fatto di divisa o di allineamento viene punita a bastonate : perché un esercito sia forte, bisogna che sia composto da automi !  A Gacina non flauti, non violini suonanti languidi minuetti come nella francesizzata corte pietroburghese, ma marce militari e il continuo rombare dei cannoni, che fa trasalire le donne della famiglia.
Ma ciò nonostante Alessandro si trova a suo agio in quest’atmosfera militaresca. A Gacina – stretto in un’uniforme prussiana, gli speroni ai tacchi e il bastone alzato – senza dar segno della minima stanchezza assiste alle sfibranti e interminabili manovre della truppa, insegna a reclute imbecilli l’uso del moschetto, il passo cadenzato, lo schieramento a quadrato, le marce e le contromarce. E soprattutto si appassiona all’artiglieria ( ma tale passione la pagherà assai cara : infatti il suo stare troppo vicino ai cannoni gli procurerà una sordità all’orecchio sinistro, che l’angustierà tutta
la vita :”Ciò che rende il granduca sgradevole in società è la sua sordità” – annota Rostopcin, un cortigiano. “Bisogna gridare proprio forte, perché non sente nulla da un orecchio”).
Alessandro viene così a condurre  una doppia vita: alla corte della nonna, in abito alla francese e scarpe con la fibbia, conversa amabilmente con le donne o parla con passione di libertà, eguaglianza, progresso; a Gacina ,presso il padre, vestito alla prussiana dà secchi ordini alla truppa e assiste impassibile a punizioni feroci.
Tale duplicità di carattere rimarrà una costante del carattere di Alessandro: egli , da una parte, amerà ispirare i rapporti con i suoi collaboratori ad amicizia, mancanza di ogni formalità, diciamo a “democraticità”; ma, dall’altra, esigerà un’assoluta efficienza nel lavoro e una perfetta esecuzione dei suoi ordini. E sarà severissimo contro chi si dimostrerà deficiente in quella o sgarrerà in questa : un collaboratore non riesce a trovare un documento : Alessandro gli urla in faccia : “Ti spedirò in un posto che non saprai scovare sulle tue carte”. Eppure quel collaboratore è un amico, un suo intimo , a cui, trovato il documento, sbollita la rabbia, Alessandro si rivolge quasi su un piano di parità : “Ammetti che eri in colpa? Facciamo la pace!”. Quando i soldati del reggimento Semionovski, non sopportando più le vessazioni di un sadico comandante si ammutinano, peraltro senza compiere violenze, Alessandro ordina, spietato, che i capi della sommossa ricevano, ciascuno, 6000 vergate e siano spediti ai lavori forzati nelle miniere.
Ma dove si rivela la parte meno simpatica, la parte Gacina , di Alessandro (amore dell’ordine ottenuto a costo dell’annullamento dell’individuo) è nella ideazione e costituzione delle “colonie militari”.Tali colonie sono comunità, poste alla frontiera dell’impero per presidiarlo , in cui i soldati vivono insieme con i contadini : i primi aiutano i mugiki a falciare, trebbiare, arare ; i secondi, nel tempo libero, imparano l’uso delle armi e a marciare. Tutta la vita, in tali comunità, è ispirata a una disciplina
militare : i contadini spingono l’aratro e maneggiano la falce indossando l’uniforme e al suono di un tamburo. I matrimoni sono combinati dall’autorità militare, spesso con estrazione a sorte. Le donne che non partoriscono con sufficiente frequenza sono soggette ad ammende. I bambini all’età di sei anni , sottratti alle famiglie, vengono mantenuti ed educati dallo Stato come “figli della truppa”. Tutto è regolamentato : spazzatura dei cortili, lavaggio dei pavimenti, cura del bestiame, accensione delle luci e
dei fornelli, allattamento dei bambini, insomma ogni minima azione della vita quotidiana. E’ pur vero che ai mugiki sono assicurate linde casette in cui abitare e un vitto sano ; però a quale terribile prezzo : la perdita della libertà di cui (pur nella sporcizia) godevano! Essi quindi protestano, supplicano, scappano, si nascondono nei boschi. La risposta dello zar a tali proteste è categorica : “Le colonne militari continueranno ad esistere, pur se ciò significasse coprire di cadaveri la strada tra San Pietroburgo e Cudovo”. Quando nella colonia militare di Cuguev scoppia una ribellione, ben 160 uomini vengono giustiziati.

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I rapporti di Alessandro col padre, che possono definirsi buoni fino a che la nonna vive, diventano veramente difficili alla sua morte.
L’assunzione al trono di Paolo, determina infatti un rivolgimento traumatico dello stile di vita sia per tutta la corte russa sia in particolare per Alessandro : dall’ oggi al domani lo spirito germanico scaccia in ogni dove lo spirito francese. Non solo cambiano (come c’era da aspettarsi!) le divise degli ufficiali (non più ispirate all’esercito francese ma a quello del grande Federico II) ma cambia anche il modo di vestire dei civili ; per amore o….per forza. Con un ukaz del 13-1-1797 il nuovo zar proibisce i cappelli rotondi, gli stivali con il risvolto, i pantaloni dritti, le scarpe con stringa. E a far eseguire l’ordine ci pensano i dragoni  lanciati a piccoli gruppi nelle vie di San Pietroburgo; essi aggrediscono i passanti il cui abbigliamento non corrisponde alla volontà imperiale, strappano via i cappelli , lacerano i gilè, sequestrano le calzature. I contravventori – tutti appartenenti alla migliore società – si ritrovano pesti e con gli abiti a brandelli. Il valzer non elettrizza più le serate della Corte e dei palazzi signorili : come danza francese e quindi giacobina viene bandito. Così come subiscono l’ostracismo parole come “cittadino”  “club”  “sociale”  “rivoluzione” (  neanche della “rivoluzione” degli astri si può parlare !) . Anche le alleanze vengono dall’oggi al domani capovolte: lo zar rompe  le relazioni con l’Inghilterra (rea di aver sottratto Malta agli omonimi cavalieri – venerati dall’ imperatore , che vagheggia un ritorno allo spirito feudale del medioevo ): le navi inglesi nei porti russi , vengono sequestrate, l’esercito imperiale si muove alla conquista dell’India.
Il malcontento dilaga : i giovani nobili della guardia rimpiangono le belle divise e le feste spensierate dei tempi di Caterina II; i commercianti e gli industriali piangono gli affari andati in fumo con l’interrompersi del commercio con l’Inghilterra.
E se la Russia piange, Alessandro….non ride : egli è, sì, indicato come l’erede al trono e ricoperto di incarichi onorifici, ma non gli viene concesso nessun effettivo potere: deve tenersi continuamente a disposizione del padre ed eseguirne pedissequamente gli
ordini : e guai se tale esecuzione non soddisfa l’esigente e severo imperatore : sono rimproveri brutali, anche minacce, perfino minacce di cambiare la linea di successione per escluderlo dal trono.
Alessandro viene  colpito anche nella sua privacy : egli era solito riunirsi con intimi amici per parlar e progettare di politica ispirandosi a idee progressiste : il circolo viene sciolto, gli amici vengono allontanati.
In tale situazione di generalizzato malcontento è inevitabile che si faccia strada l’idea di un colpo di stato. E infatti ufficiali “progressisti”  si riuniscono nascostamente per tessere le fila di un complotto. Ma questo non può riuscire se manca il consenso dell’erede al trono (se non altro perché senza tale consenso i congiurati avranno sempre da temere che detronizzato Paolo, chi sale al trono al suo posto , severamente li punisca). Alessandro una prima volta si rifiuta; ma quando i congiurati accortamente gli fan presente che la detronizzazione è imposta dall’amor patrio ( la Russia sta andando in rovina), quando gli ricordano le minacce paterne di escluderlo dal trono, quando gli assicurano che nessun male al padre verrà fatto, egli cede: non parteciperà al colpo di Stato, ma accetterà di subentrare nel potere al padre ( e, ciò va sans dire, non punirà i congiurati ).
Avuta la via libera dal principe ereditario i golpisti possono agire ed agiscono. Nella notte del 11-3-1801 essi si riuniscono in un appartamento contiguo al Palazzo imperiale. I loro capi sono il governatore di Pietroburgo, Pahlen, il generale Bennigsen, i fratelli Zubov ( come il lettore ricorderà, Paolo Zubov era stato l’ultimo dei favoriti di Caterina).
I visi sono accessi dall’amor patriottico e dalle…abbondanti libagioni. Pahlen, il loro capo, dichiara finito il regno di Paolo e invita a fare un brindisi al nuovo zar Alessandro. Uno degli astanti, la voce impastata dal vino, azzarda: “ E se Paolo facesse
resistenza ?”. Imperturbabile Pahlen risponde: “Lo sapete, signori, che per fare una frittata bisogna rompere le uova”.
I congiurati ,entrati senza difficoltà nel Palazzo (dato che conoscono la parola d’ordine), arrivano per vie tortuose nella biblioteca che serve da anticamera all’appartamento dell’imperatore. A difesa della sicurezza di questo ci sono solo due lacchè assopiti : al rumore che fanno i congiurati, uno di questi lancia un grido, ma si accascia colpito subito da una sciabolata, l’altro terrorizzato fugge. La via è libera; ma al momento di entrare nella stanza dell’imperatore, la maggior parte degli ufficiali, quasi si rendesse conto solo allora del sacrilegio che sta per compiere, si dilegua. Solo Bennigsen, i fratelli Zubov e una dozzina di altri, penetrano nella camera da letto: questo è vuoto : l’imperatore al grido del lacchè è fuggito. Platone Zubov esclama furibondo: “L’uccello ha preso il volo”. Bennigsen, perfettamente calmo, tasta le lenzuola e conclude . “Il nido è ancora caldo. L’uccello non è andato lontano”.
Ci si guarda attorno: Bennigsen si accorge che da un paravento spuntano due piedi
nudi : è l’imperatore: camicia bianca, berretto di cotone, viso disfatto dalla paura, occhi stravolti. Viene spinto verso un tavolo. Un ufficiale gli spiega davanti l’atto di rinuncia. Paolo testardamente rifiuta la firma. Intanto si sente nell’anticamera un rumore: potrebbe trattarsi di truppa fedele all’imperatore: occorre affrettarsi. Gli ufficiali che attorniano Paolo lo premono perché firmi : gesticolano, urlano, minacciano. A un certo punto uno dei due moccoli di candela che illuminano la stanza, si spegne ( o viene spento) : resta solo il debole lumino davanti ad un’icona. Nella penombra è difficile riconoscere le persone. Qualcuno con un tabacchiera colpisce Paolo alla tempia e lo fa stramazzare a terra. E’ l’inizio. I congiurati tremanti di paura e di odio si gettano su di lui. L’imperatore si dibatte e grida a squarciagola. Allora un congiurato (sempre nell’oscurità) afferra una fascia, gliela passa attorno al collo e comincia a stringere. Paolo già mezzo soffocato scorge una persona, che gli sembra il figlio Costantino e  la implora : “ Fatemi grazia, monsignore! Grazia, per pietà…..aria, voglio aria”.
Non vi fu pietà in quella notte.
Alessandro nel frattempo , nelle stanze a lui riservate, attende, più morto che vivo, di conoscere la conclusione degli eventi. Con lui é la moglie Elisabetta : stanno , insieme abbracciati teneramente, cercando conforto l’uno nell’altro.
Arriva Pahlen, il capo dei congiurati, e dà la terribile notizia : lo zar è morto, morto assassinato.
Alessandro scoppia in lacrime , vinto dal rimorso: egli si sente segnato per sempre dal marchio del parricida; un parricida dalle mani pulite…..la specie peggiore.
Pahlen lo guarda freddamente. “ Smettetela di fare il bambino! Andate a regnare”.

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L’annuncio ufficiale è: Paolo I è stato vittima di un colpo apoplettico.
Ma la verità non tarda a trapelare. Paolo I è stato assassinato; ed il sospetto è che ciò sia avvenuto con il consenso del figlio – sospetto avvalorato dal fatto che questi, salito sul trono, si è ben guardato dal fare indagini e dal porre sotto processo i presunti assassini.
Tale sospetto graverà come un macigno su tutto il regno di Alessandro I. Quando questi rimprovererà a Bonaparte l’assassinio del duca d’Enghien, Talleyrand gli risponderà dando per scontato l’assassinio di Paolo ( e così bollando come falsa la versione dallo stesso Alessandro data!) e rinfacciando l’impunità concessa agli assassini: “La lagnanza che oggi la Russia muove induce a domandarsi perché , quando l’Inghilterra meditò l’assassinio di Paolo I e si venne a sapere che gli autori del complotto si trovavano a una lega delle frontiere, non si fece il gesto di catturarli”.
Ma l’assassinio del padre, più che sulle fortune politiche di Alessandro (chè in definitiva , dal sospetto di una sua complicità nell’assassinio, la sua popolarità , sia all’estero che all’interno della Russia, non fu mai seriamente scossa o diminuita) influì sulla sua personalità. per tutta la vita : novello Oreste perseguitato dalle Erinni, non potè mai togliersi il rimorso di quella tragica morte. Scrive la contessa Edling nella sue memorie : “Si nascondeva spesso nell’angolo più isolato del suo appartamento e lì, abbandonandosi al dolore, emetteva sordi gemiti accompagnati da torrenti di lacrime”.
E se ciò avvenne (ovviamente) nei primi tempi successivi alla morte del padre, anche dopo, in tutto il resto della sua vita, il rimorso mai lo abbandonerà. E alla sua colpa egli attribuirà tutte le numerose disgrazie che colpirono la sua persona e il suo regno : la morte prematura di tutti i figli, l’invasione del suo impero da parte della soldataglia napoleonica, i disastri naturali  che afflissero la Russia : quando una terribile alluvione sommerge gran parte di Pietroburgo, a chi del popolo, disperato, a lui si rivolge dicendo “Dio punisce le nostre colpe” replica. “No, Dio punisce la mia
Colpa” : la colpa di non essersi opposto all’assassinio del padre.

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Alessandro regnerà dal marzo 1801 fino alla sua morte (maggio 1826). E durante questo suo lungo regno saranno molti gli avvenimenti che interesseranno il suo vasto impero: alcuni  tragici e dolorosi, come le ripetute sconfitte ad opera degli eserciti napoleonici culminate nell’incendio di Mosca; ma molti felici e gloriosi: come la vittoria finale su Napoleone , che fece per lungo tempo della Russia l’unica superpotenza d’Europa e l’arbitra dei suoi destini ; come la sicura acquisizione , nell’orbita dell’influenza russa, della Polonia ; come l’assorbimento nell’impero di numerosi territori, alcune volte con la forza (il caso della Finlandia e della Bessarabia), altre volte pacificamente, per spontanea dedizione (il caso della Georgia e della Mongolia) o in seguito a trattati (il caso delle rive del mar Caspio).
Spesse volte lo Zar ha dovuto abbandonare le sale sfarzose dei suoi palazzi per affrontare i disagi e le privazioni della guerra, spesse volte ha dovuto smettere gli amabili conversari con dame eleganti e affascinanti per assistere allo spettacolo orribile e sconvolgente del sangue dei feriti e dei cadaveri sui campi di battaglia. Egli ripetutamente non ha esitato a rischiare con gran coraggio la sua vita nelle prime linee. E ripetutamente ha dovuto assumersi la responsabilità di gravi decisioni : dopo l’occupazione di Mosca, quando ormai la Russia sembra finita ( Joseph de Maistre nell’occasione scrive “Salvo miracoli, la Russia non esiste più”) e  molti premono per una pace con la Francia che salvi il salvabile, egli rischia il tutto per tutto decidendo per la continuazione della guerra ; quando a Lipsia si accorge che il piano del comandante in capo degli eserciti alleati, generale Schwarzenberg, è sbagliato, egli non esita a imporre almeno per le truppe russe un suo piano di battaglia (dice al generale Schwarzenberg “Voi farete ciò che vorrete dell’esercito austriaco. Per quanto riguarda invece le truppe russe esse si porteranno alla destra della Pleisse – ove devono essere – e non altrove !”) – e a Lipsia i russi vincono per sé e per gli alleati (che invece , seguendo il piano di Shwarzenberg, subiscono una rovinosa sconfitta) : sì, ma se la decisione dello zar si fosse rivelata sbagliata? Se a Lipsia Napoleone avesse vinto ancora ?!
Tutte queste lotte, queste traversie hanno profondamente modificato il carattere di Alessandro : egli è diventato più introspettivo e sente il bisogno del conforto di una fede in Dio : dal razionalismo si volge al misticismo.
A tale riguardo fondamentale é il suo incontro con la baronessa Giulia de Krudener : una donna che, dopo una vita brillante e spregiudicata, nell’età matura, ha subito una radicale conversione e si è data con fervore a pratiche religiose ispirandosi alle dottrine (non della chiesa ortodossa o di quella cattolica o protestante, ma) del grande mistico svedese Swedenborg.
Alessandro appena vede la baronessa ne è soggiogato. Questa con tono rude, al quale lo zar non è abituato, enumera i suoi errori, gli rinfaccia il peccato di orgoglio, lo accusa di mancanza di pentimento davanti a Dio. “No, Sire!” esclama. “Voi non vi siete ancora avvicinato all’’Uomo-Dio come un criminale che chiede la grazia. Non avete rinunciato ai Vostri peccati e non vi siete umiliato davanti al Cristo. Per questa ragione non trovate la pace interiore!”. L’allusione all’assassinio di Paolo I sconvolge Alessandro. Il quale però non si offende, non si ribella , ma si umilia, china il capo e scoppia in singhiozzi.
I colloqui tra lo zar e la mistica baronessa si ripeteranno frequenti : da essi nascerà la sublime utopia della Santa Alleanza.
Ma non solo l’imperatore, tutta la Russia sembra sommersa da un’ondata di misticismo. In un rapporto dell’ambasciatore francese si legge: “ Numerose signore della buona società – abbandonata quasi del tutto la galanteria – cercano ogni emozione nel misticismo”. Le più strane sette prendono piede: una vuole raggiungere l’estasi praticando le danze dervisce, un’altra, più pericolosamente, praticando l’autocastrazione.
Ma questo proliferare delle sette non è pericoloso per l’unità e la saldezza dell’impero ? forse che la Chiesa Ortodossa non è il più sicuro sostegno della Monarchia e tutto ciò che indebolisce l’una indebolisce l’altra ?
Certo che è così! Di ciò Arakecev , il potente ministro, nonché amico fidatissimo dello zar, ne è più che convinto. E per convincerne anche il suo Signore, combina un incontro tra questi e l’archimandrita Fozio.
Fozio, affascinante figura di asceta, pronto ad ogni mortificazione (porta cilicio e cintura di ferro sotto il saio) si sente chiamato a combattere il male e le opere di Satana nel mondo : male e opere sataniche che egli ravvisa soprattutto nelle idee e nelle dottrine che direttamente o indirettamente trovano la loro fonte  nella “idra dalle sette teste dell’illuminismo” – idra che egli vuole decapitare : seguaci degli Enciclopedisti, massoni, martinisti, membri di sette pseudo-mistiche sono le sue bestie nere.
Ammesso alla presenza di Alessandro, il monaco non saluta il suo imperatore, ma cerca immediatamente con lo sguardo l’icona che, come vuole la tradizione, santifica il locale. Scortala in un angolo, davanti ad essa si prosterna recitando una preghiera. Reso omaggio allo “zar celeste” si rialza senza fretta per inchinarsi davanti allo “zar terreno”. Poi, senza nessuna soggezione, parla per segnalare al suo zar i pericoli che corrono la Chiesa e il Trono  a causa del proliferare di sette eretiche. Egli stesso, lo zar, si è lasciato forviare e si è avvicinato al protestantesimo. Deve cambiare rotta.
Il tono è cupo e terrificante. Tutta la persona del monaco – alto, magro, viso emaciato, occhi magnetici e ispirati – incute timore e rispetto: Alessandro bandirà le logge massoniche, instaurerà una rigorosissima censura per impedire alle perniciose idee dell’illuminismo di attecchire nel suolo russo.

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Alessandro aveva sempre manifestato un grande interesse per la compagnia femminile. Ma, arresosi alla grazia, non vuole più cedere agli stimoli della carne : tronca con le donne, tronca con la sua quasi-moglie, Naryskin. Se  questa tenta di ritrovare il tono brioso e galante di un tempo, Alessandro la gela parlando di……rigenerazione morale all’ombra della Croce.
Un solo vincolo lo tiene ancora unito alla Naryskin: la figlia Sofia. A questa figlia , che si è fatta una graziosa creatura di diciott’anni, elegante ed istruita, Alessandro è affezionatissimo. Ma un crudele destino vuol privarlo di questa che è l’unica figlia rimastagli.
Alessandro ne apprende la morte (23-6-1824) mentre si appresta ad assistere alle manovre di artiglieria. Scoppia in singhiozzi, e le lacrime sono così abbondanti che, secondo la testimonianza del medico di Corte “sul petto la sua camicia era tutta bagnata”.
La morte della figlia tronca ogni legame con l’amante e lo ravvicina alla moglie (che, sempre comprensiva e generosa ha pianto insieme al marito la figlia che lui aveva avuto tradendola).
Tra i due coniugi ormai avviati nel viale del tramonto si forma un rapporto fatto di affetto, tenerezza, amicizia. Essi si appartano per parlare quietamente delle loro preoccupazioni familiari e politiche e….per leggere la Bibbia. Lei tutta dolcezza, lui tutto abbandono.
Lo zar, stanco, in netto calo di popolarità (nei salotti della capitale sempre più apertamente si parla della necessità di en finir avec ce gouvernement) pensa sempre più spesso di abdicare, giunto ai cinquantanni, a favore del fratello Nicola (non a favore del fratello Costantino perché questi , facendo un matrimonio morganatico, si è volontariamente preclusa la corona – a cui peraltro non tiene).
In questo stato d’animo, quando i medici consigliano alla moglie un soggiorno in una località vicino al mare, decide di andare con Lei per assisterla e farle compagnia.
La località prescelta è Taganov, una piccola borgata sul mare di Azov, circondata da paludi e spazzata da un vento furioso.
E a Taganov il grande imperatore il 19 novembre 1826 è colto dalla morte (sembra dovuta a una infreddatura mal curata). Aveva quarantasette anni e undici mesi.
Oroscopo di Alessandro I
23 . 12 . 1777     11h 00m LMT      08h 59m GMT
Pietroburgo       Russia
Ascendente in Aquario          Sole in Capricorno

Avendo noi trovata una grande difficoltà a calcolare tutti gli elementi necessari per la costruzione della carta del cielo di Alessandro I, ci siamo basati, per quel che diremo, sulla carta del cielo costruita da Hans-Hinrich Taeger ( che è il valentissimo astrologo tedesco autore di un Horoscope lexicon riportante le carte del cielo di numerosissime personalità della storia antica e moderna ) – carta del cielo, quella del Taeger , che, peraltro, ci sembra, trovi precisi riscontri nella vita di Alessandro, come da noi esposta .
L’Ascendente e i Sole proposti dal Taeger sono rispettivamente nell’Aquario e nel Capricorno .
L’Ascendente nell’Aquario trova  un primo riscontro in quel di enigmatico e impenetrabile che  la personalità di Alessandro ebbe sempre per le persone che poterono conoscerlo, anche non superficialmente ( ecco quel che dice il Sementovsky sui tipi aquariani : “Per la maggior parte di questi individui la loro stessa natura rimane un enigma e non è pertanto da stupirsi se altrettanto enigmatica appare agli occhi altrui”).
Un secondo e ancor più importante riscontro l’Ascendente nell’Aquario lo trova in quel che di utopico, vago, fumoso, avevano certe idee di Alessandro ( come quelle, ad esempio, a cui egli voleva ispirata la Santa Alleanza ) : dice il Sementovsky di coloro che hanno l’Ascendente in Aquario :”( In queste persone) le numerose contraddizioni del loro intimo ( …) nonché la mancanza di idee chiare in genere costituiscono indubbiamente per loro un grande ostacolo ad un’intesa con altre persone” .Tale aspetto della personalità di Alessandro è peraltro ribadito dal Sole in quadrato a Nettuno ( =
“ Spesso pensieri e sentimenti confusi . La concezione di vita è fondata su vaghe visioni suggerite dall’immaginazione” ).
Le idee di Alessandro , ancorché utopiche, appaiono però suggerite da generosità e nobiltà d’animo e dalla giusta aspirazione a farla finita con un vecchio mondo (con vecchie idee, vecchie istituzioni…) per sostituirlo con un mondo nuovo e migliore . E anche tali aspetti della personalità di Alessandro trovano riscontro in elementi del suo oroscopo. I primi (generosità e nobiltà) da Sole in trigono a Saturno ( = “Amore della vita e fiducia nelle proprie capacità. Concetti nobili. Rettitudine, onestà, affabilità e generosità” ) , l’ultimo (progressismo), ancora nel suo Ascendente in Aquario ( che in uno dei suoi tanti significati = “pronunciata tendenza di prendere atto delle correnti contemporanee in ogni campo, sia in quello dell’arte, che in quello della scienza o in quello della tecnica, (gli aquariani) sentendosi attratti dai fenomeni della più spinta modernità” ) .
La “modernità” o, se vogliamo, la spregiudicatezza di Alessandro, sappiamo, che ebbero modo di manifestarsi anche nei suoi rapporti sentimentali : si pensi al matrimonio “aperto” ante litteram, con tra i coniugi la più ampia tolleranza delle reciproche infedeltà da lui voluto o, comunque, di buon grado accettato. E anche questo aspetto trova riscontro nell’oroscopo di Alessandro : questo presenta un Nettuno opposto a Urano e a questa opposizione il Sementovsky dà il significato di “mancanza di idee chiare circa l’amore e la vita coniugale. Segno di perversione sessuale” . La possibile esistenza di una sessualità pervertita o almeno non “sana” ,non “normale” è ribadito nell’oroscopo da  Sole quadrato con Nettuno ( che in uno dei suoi significati = “Indice di tendenze morbose e anormali”) – e qui viene da pensare al fatto, già segnalato nella “vita”, che Alessandro fu un grande “corteggiatore” ma per nulla un grande “amatore”, anzi spesso si ritraeva di fronte ad avances femminili .
Peraltro sappiamo che, nonostante la stranezza del loro menage , Luisa, la moglie di Alessandro, gli si dimostrò sempre solidale e amica; ora Alessandro ha la cuspide della sua settima casa occupata dal segno del Leone e a questo aspetto il Sementovsky attribuisce appunto il significato di “Il soggetto può essere sicuro di trovare presso il compagno di vita piena comprensione per le proprie debolezze . E’ sempre indice di un’evoluzione armoniosa dei rapporti coniugali, sebbene non sempre si possa parlare di fedeltà reciproca” .
Ma Alessandro è, sì, l’uomo dalle idee un po’ “confuse” circa la morale, la religione e l’organizzazione della vita sociale, ma è anche il generale capace di rapide e coraggiose risoluzioni : forse che non si deve alla sua coraggiosa decisione di discostarsi dal piano di battaglia del comandante la coalizione alleata, Schwarzenberg, la vittoria di Lipsia ? E infatti tale capacità è nell’oroscopo testimoniata dalla Luna in trigono a Marte
( = “Questi individui si rendono rapidamente conto delle esigenze di una data situazione, agiscono in conformità e riportano perciò invariabilmente successo” ) .
E il Sole in Capricorno lo abbiamo dimenticato ? No, a lui si devono la capacità di Alessandro di non cedere alle avversità ( quando, dopo la presa di Mosca da parte di Napoleone, da più parti gli si chiese di firmare l’armistizio egli rispose con un fermo e ostinato “no”!) e…il suo amore per la solitudine ( si pensi alla sua morte a Taganov, una sperduta borgata sul Mar di Azov !) : infatti Sole in Capricorno = “Le invincibili armi di questo tipo nella sua lotta per l’esistenza (…) sono . la tenacia, la prudenza e la laboriosità assecondate da un profondo senso del dovere e del sacrificio” e ancora Sole in Capricorno = “Gli individui di sesso maschile mostrano una spiccata tendenza verso la solitudine” . Peraltro le qualità di laboriosità e coscienziosità nell’espletamento dei propri compiti, indicate dal Sole in Capricorno, vengono ribadite da Nettuno in sestile con Saturno (aspetto che è = “Precisione e coerenza . Individui timidi, scarsi di parole che assolvono il proprio dovere con la massima coscienziosità. Laboriosità” ) .

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