Progresso

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Progresso ( del mondo) – Evoluzione ( dell’anima)

Noi, qui e ora, non siamo felici ( ahinoi, purtroppo ); e attribuendo questa nostra infelicità al modo di essere delle cose che ci circondano (all’universo a noi esterno,cioè ), desideriamo un suo mutamento; in meglio, naturalmente, tale cioé che ci doni un animo lieto e felice: in altre parole desideriamo il progresso ( del “non-io” ) (1).

Ma questo é possibile? Certo é possibile che le cose mutino ( che là dove ci sono ora le sabbie del deserto, vengano ad esserci laghi e zolle di terra umide e verdi ); é anche possibile ( anche se un dubbio qui lo legittimano i recenti disastri ecologici ) ch’esse mutino in modo da meglio, anzi completamente soddisfare i sensi fisici dell’uomo ( in modo cioé da render questi satollo di cibo, fresco d’estate e caldo d’inverno ). Ma che un tale mutamento possa rendere l’anima umana soddisfatta e felice, il Saggio lo nega (2); e lo nega anche la comune esperienza della vita: forse che non vediamo noi i miliardari – uomini che hanno tutto per soddisfare i loro cinque sensi: case dotate d’ogni comfort, cibi raffinati, le più belle donne e naturalmente droga e vino in quantità – fuggire da una vita, che non ha per loro più senso, saltando nel vuoto o ingoiando mortifere pastiglie ?!

Ma protesterà il giovane progressista : “ Io non mi limiterò a rendere più piacevole il mondo, lo renderò anche più giusto”. E noi saremmo tentati di trovare convincenti le sue parole e anche di accettare i metodi drastici, l’amara medicina ch’egli propone per giungere a tale scopo ( che sono mai qualche decina di milioni di morti davanti al progresso di tutta l’umanità?!), se già non sapessimo che “il male non é che l’ombra del bene” (3): per togliere il male e l’ingiustizia ( meglio, il “senso del male e dell’ingiustizia” ) dovremmo bloccare la crescita spirituale dell’umanità, perché ciò che sembrava ieri giusto, all’anima cresciuta, ora sembra male e ingiusto. Ma questo certo non vuole neanche il progressista; e comunque ( fortunatamente ) non lo può ottenere.

Le conclusioni a cui siamo giunti, devono condurci alla rassegnazione, ad accettare, passivi ed inerti, il nostro attuale stato infelice ? No, di certo: se l’universo non può progredire (4), l’anima però può evolvere. Non é l’universo che va cambiato, é l’anima che va cambiata (3); nel senso che va divinizzata ( melius, va resa cosciente della sua divinità): e l’anima, diventata divina, vedrà divino il mondo, dato che questo, in fondo, non é che un suo riflesso (6) ( non avete notato – e perdonate l’esempio banale – che il corpo, quando é appesantito dal cibo o dalla lussuria, volgendo lo sguardo anche a quelli, che sono considerati i più bei spettacoli dell’arte o della natura, li trova opachi e insulsi, e, quando invece é purificato o anche, da un innamoramento, reso vibratile, sente tutta la natura intorno a sé, bella e santa e armoniosa?! Non ci addita ciò il senso giusto in cui procedere per diventare felici?!

Note

  • 1.Progredire si può verso il meglio, ma anche verso il peggio: anche chi cammina dritto verso un precipizio, va avanti, “progredisce”. Però l’idea di progresso, in politica, solo “si può definire come l’idea che il corso delle cose, e in particolare della civiltà, ha avuto dall’inizio un graduale aumento di benessere o di felicità, un miglioramento del singolo e dell’umanità, un movimento verso un obiettivo desiderabile” – confr. Saffo Testoni Bissetti , voce Progresso, del Dizionario di politica, p. 869. L‘idea di progresso é talmente rozza e , nonostante ciò, ha avuto talmente successo da far sorgere il sospetto ch’essa sia dovuta, non già ad un semplice errore umano, ma ad una consapevole intelligenza ( mirante a sovvertire l’ordine tradizionale ). E in realtà tale idea nasce solo con la Rinascenza e prima era totalmente sconosciuta ( confr. su quest’ultimo punto, Saffo Testoni B. , Op. cit. ,p. 870 ). Sulla presenza nella Storia di “forze antitradizionali” , che agiscono strumentalizzando o addirittura creando partiti e movimenti culturali, v. Guenon R. , Il regno della quantità e i segni dei tempi, Milano, 1982, in particolare p. 186 ss.

(2) E questo perché – come ci avverte Swami Vivekananda ( Jnana Yoga , p. 60 ) – “ il desiderio non é mai soddisfatto dall’appagamento dei desideri: non fa che aumentare questi ultimi, come il fuoco viene alimentato quando in esso si getti dell’olio”.

(3)Vedi la precedente voce “Male”

(4) Ma se é così, perché agire ( perché agire sul “non-io”)? “Se é vero che non si può fare il bene senza fare il male, e che, quando si cerca di creare la felicità, si vede venirci incontro la miseria (…) a che cosa serve fare il bene?”. Ecco la risposta che dà Swami Vivekananda ( in Jnana Yoga, p. 58 ) a questa domanda: “La risposta é, in primo luogo, che noi dobbiamo lavorare per diminuire la miseria, perché quello é l’unico modo di conquistare la felicità (….) In secondo luogo, dobbiamo fare la nostra parte, perché é quella la sola maniera di liberarci da questa vita di contraddizione. Entrambe le forze del bene e del male conserveranno vivo l’universo per noi, finchè ci sveglieremo dai nostri sogni ed abbandoneremo questo edificio di fango”.

Detto in parole più rozze, finché non abbiamo realizzato la verità e siamo schiavi di maya , anche non volendo, dobbiamo agire. E dovendo agire, dobbiamo agire per il “bene”, dato che é nel bene, in fondo, che si esprime il massimo della nostra libertà ( chi é più libero? l’altruista, capace di sacrificare, per aiutare il prossimo, un “sogno”, una “illusione di felicità” generatogli da Maya, o l’egoista che ruba agli altri cedendo all’illusione di poter così raggiungere la felicità?!).

(5) E l’anima cambiando ( evolvendo ) si libera dalla schiavitù della Natura e la fa anzi sua schiava. Ma come può accadere ciò? Può accadere perché l’anima é infinita ma la “natura é finita”. Infatti questa altro non é – per usare le parole di Vivekananda ( in Jnana Yoga, p. 101 ) – che lo “infinito riguardato da un punto di vista limitato”.

Ma continuiamo sempre con le parole di Vivekananda ( Loc.u. citato ): “ Dovrà quindi venire un tempo in cui avremo la meglio su ogni e qualsiasi ambiente. E come sarà possibile questo? (…) Il pesciolino desidera sfuggire ai suoi nemici nell’acqua. Come può esso fare ciò? Evolvendo, in maniera di acquistare le ali e divenire uccello. Il pesce in parola non produsse alcun cambiamento nell’aria o nell’acqua: il cambiamento ebbe luogo soltanto in lui stesso. Quello che cambia é sempre il soggetto”.

(6) Vivekananda ( Jnana Yoga, p. 89 ) ci dice che quando vedremo la Verità “non malediremo più la natura, né diremo che il mondo é orribile e che tutto é vano”. Capiremo anzi ( ci dice ancora Vivekananda , p. 91 ) che “ la natura non ebbe effettivamente mai potere su di noi”. “Come bambini spaventati – ci dice Vivekananda – sogniamo che essa ci soffoca”. Ma quando vedremo la Verità “ Maya, anziché essere un orribile sogno com’é ora, diverrà una cosa bella, e questa terra, anziché essere una prigione, sarà un luogo di gioia. Anche i pericoli, le difficoltà e perfino tutte le sofferenze saranno deificate e ci mostreranno la loro vera natura; ci faranno vedere che, al di là di qualsiasi cosa, come la sostanza di tutto, Egli é presente ed é l’unico “Io” reale”.

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