Patriottismo

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Patriottismo – Eggregori

L’ “io” ha paura del vuoto (1): per questo egli si costruisce una “personalità” in cui potersi identificare: io sono il ragionier Rossi, che ama la musica classica, detesta il calcio e la musica rock, eccetera eccetera. Questa personalità é solo un prodotto mentale (2); e l’unica sua funzione é quella di nascondere il vuoto ( il “vuoto” ecco il grande terrore dell’uomo: quanto sgomento, inquietudine crea la prospettiva di una semplice giornata “vuota”: bisogna subito riempirla, non importa se di falsi scopi !).

Il fenomeno che abbiamo cercato ora di illustrare , riferito, non più al singolo uomo, ma a una pluralità di uomini, porta alla creazione degli “eggregori”: più uomini hanno bisogno gli uni degli altri e vogliono cementare la loro alleanza: che fanno? Costruiscono un’entità, in cui potere identificare il loro aggregato e che impedisca a questo di dissolversi nell’anonimato della generalità degli uomini, il che é come dire: gli impedisca di essere inghiottito dal nulla (4) ( noi , fans della squadra viola, siamo diversi dai fans della squadra gialla per tale e tal’altra caratteristica (5); chè, se così non fosse, se da essi non fossimo differenti, guai! Quante cose che riempiono la nostra vita perderebbero di senso: non avrebbe più senso riunirci in club, andare alla partita dietro una stessa bandiera, eccetera,eccetera ).

Non é il caso che il lettore assuma a questo punto un atteggiamento di superiorità: “Ah, il gregge umano! Ma io sono diverso”. Diverso perché? Perché sei socialista o liberale? Ma che credi? Anche il socialismo e il liberalismo sono degli egregori. Eh, sì, non é facile per nessuno superare la paura del “vuoto”: chi lascia un egregore lo fa ( di solito ) per legarsi ad altro egregore (6): e non é detto che non cada ….dalla padella alla brace.

Con tutto ciò, certo, un uomo deve il più possibile decondizionarsi dagli egregori: essere liberi significa anche, anzi soprattutto, essere liberi dalla schiavitù degli egregori. Ma questa lotta per la libertà va condotta intelligentemente.

Intelligenza sarà per l’uomo politico – che ambisce ad essere, non un politicante, ma uno statista – creare egregori di “tipo superiore”.

E quando mai – mi si domanderà – un egregore potrà dirsi di tipo superiore? Rispondo alla domanda con un’altra domanda: quando mai un uomo può dirsi di “tipo superiore”? Quando adotta come veste ( per coprire il vuoto ) una personalità, che più rinnega se stessa ( più al vuoto si avvicina ): una personalità caratterizzata dall’altruismo ( ma che é l’altruismo se non la capacità di sacrificare il proprio falso sé per gli altri? ), caratterizzata dal coraggio ( ma che é il coraggio se non la forza di rinunciare “alla vita”, quindi alla stessa personalità, per qualche cosa d’altro?) e così via. Similmente, un egregore é di tipo “superiore” quanto più é capace di rinnegare se stesso: quindi una nazione – per venire al tipo di egregore che qui più ci interessa – é tanto più grande, quanto più, lungi dal sopraffare, é disposta ad aiutare le altre.

Attento, quindi, l’uomo politico quando procede a rifare la “immagine nazionale”: nessuno si scandalizza ( troppo ) se sceglie dei falsi miti, importante però che si tratti di miti “positivi” ( per quel che riguarda l’egregore “Italia”: via il mito negativo dell’italiano con il mandolino, dell’italiano “furbo”, dell’italiano che si arrangia – e per quel che riguarda l’egregore “Padania”: via il mito del padano libertario e ribelle) (7).

Tutto ciò per quel che riguarda la costruzione degli egregori ( questi debbono risultare il meno schiavizzanti possibile!). Per quel che riguarda più propriamente la liberazione dagli egregori, intelligenza sarà , non rinnegare e tanto meno “tradire” l’egregore a cui apparteniamo ( rischieremmo di liberarci da un padrone per diventare schiavi di molti altri padroni: al meglio rischieremmo di diventare degli “sradicati” come lo é il più dei “Cittadini del mondo”): al contrario dovremo intensificare il nostro amore per esso ( forse che un amore totale non porta l’amante oltre l’amato stesso? schiavo della sua passione può essere l’amante mediocre, che cerca solo il suo piacere, ma non l’amante assoluto, che vuole solo il bene della persona amata e sa essere felice se questa lo lascia per chi più felice la rende).

Note

(1) Non per niente l’esperienza del “vuoto” ( o della “notte” ), viene ritenuta una delle prove più terribili, che attendono il mistico pellegrino prima della visione beatifica di Dio. Dà, di tale prova, un’idea il seguente passo tratto da Ambelain ( La cabala operativa, p.48): “Se ammettiamo (….) che al di là di ciò che é concepibile traducibile, c’é un dominio da cui non possiamo riportare alcuna immagine, allora dobbiamo riconoscere che questa nozione di “Luce” – di cui l’Ambelain ha parlato, descrivendo l’esperienza dello Ain Soph Aur, il primo aspetto del Dio impersonale – nondimeno é un’immagine! Respingiamo anche questa, come uno degli ultimi veli che ci nasconde l’Eternità di Dio e chiediamo aiuto al Nulla! Il Nulla ci rivelerà ancora un segreto. Ci farà concepire una “regione” dell’ignoto da cui non si diffonde alcuna “Luce”. Dinanzi a noi protesi sull’orlo dell’Abisso, non c’é che una “Notte”, notte spaventosa, tenebre e silenzio. E queste Tenebre , le immaginiamo senza limiti, come lo era la stessa “Luce” precedente. Questo é , al di là di Ain Soph Aur, il “vuoto luminoso”, al di là di questa “Luce” che era ancora una realtà, “Ain Soph”, il “ vuoto oscuro e illimitato”.

(2) La riprova che la personalità, di cui l’ “io” si riveste, poggia sul vuoto, si ha nel fatto che, se si eliminano ad una ad una, prima questa, poi quella caratteristica e qualità ( in cui la personalità sembra sostanziarsi), si finisce per trovare….il nulla.

Diceva Sri Ramakrishna: “Mentre pelate una cipolla, trovate sempre nuovi strati, ma non giungete mai a un nocciolo. Del pari, quando volete analizzare l’ “ego”, questo scompare del tutto. Ciò che rimane in ultimo, é l’Atman , il puro Chit ( la conoscenza assoluta). Dio non appare se non quando l’ego muore” ( da Alla ricerca di Dio, p. 271).

Insegnava ancora Sri Ramakrishna: “ Conosci te stesso, e allora conoscerai Dio. Che cos’é il mio “io”? é forse la mia mano? o il mio piede? o la mia carne, o il mio sangue, o qualche altra parte del mio corpo? Se riflettete bene, dovete riconoscere che non v’é nulla che possiate chiamare “io” (da Alla ricerca di Dio, p. 271 ).

  • 3.L’Eggregoro possiamo definirlo come un’entità generata dal pensiero, potente e concentrato, di più uomini.

“Nell’invisibile – spiega Ambelain ( in La cabala operativa, p. 184) – fuori della percezione fisica dell’Uomo, esistono esseri artificiali, generati dalla devozione, dall’entusiasmo, dal fanatismo, che si chiamano eggregori. Sono le anime delle grandi correnti spirituali, buone o cattive. La Chiesa Mistica , laGerusalemme celeste, il Corpo di Cristo e tutti questi sinonimi costituiscono le qualificazioni, che comunemente si danno all’eggregoro del Cattolicesimo. La Massoneria, il Protestantesimo, l’Islam , il Buddismo, sono eggregori. E così le grandi ideologie politiche. Integrato psichicamente con l’iniziazione rituale o con l’adesione intellettuale ad una di queste correnti, l’affiliato ne diventerà una delle cellule costitutive. Aumenterà la potenza dell’Eggregoro con le qualità o i difetti che possiede ed in cambio l’eggregoro lo isolerà dalle forze esterne del mondo fisico, rinforzando con tutta la forza collettiva che ha accumulato prima, i deboli mezzi d’azione dell’uomo che ad esso ha aderito. Istintivamente, il linguaggio popolare dà ad un eggregoro il nome di “cerchio”, che esprime così intuitivamente l’idea di un circuito.Tra al cellula costitutiva e l’eggregoro, cioé tra l’affiliato ed il gruppo, si stabilisce una specie di circolazione psichica interiore”.

(4) Quello che viene, nel caso, ad agire, pertanto, é la stessa forza o “principio” che conduce alla formazione della personalità umana. E in effetti la filosofia indù insegna, che agisce nell’universo un principio generale in forza del quale “ tutto quanto esiste in natura tende a costituirsi in Persona”; questo principio vien chiamato ahankara che significa appunto “principio della Personificazione” – confr. sul punto , Kerneiz, Hatha Yoga, p. 461.

(5) Tale sforzo di differenziazione é frutto sostanzialmente dell’istinto xenofobo ( che anima ogni gregge umano, ogni eggregoro ). Infatti “l’espressione schematica dell’istinto xenofobo – insegna Kerneiz (Hatha-Yoga, p. 491 ) – é “ Non sono quella cosa”. Ma (tale affermazione) si deve spiegarla, giustificarla e perciò si deve aggiungervi: “perché sono questa cosa”. Anche quella particolare specie di eggregori che sono le nazioni, tende a differenziarsi adottando loora illustrato. “Ogni popolo – insegna Kerneiz ( Hatha Yoga, p. 491) – si é creato perciò di se stesso un’immagine simbolo che indica un dato numero di particolarità giudicate tipiche ( sia difetti che qualità ), immagine simbolica che rappresenta ad un tempo ilmodello al quale ognuno ha cercato di uniformarsi: il Francese tipico, l’Inglese tipico ecc.” Anche Jose Gil ( voce Nazione , vol.9 della Enciclopedia Einaudi ,p.844 ) rileva che “ogni volta che un popolo cerca di riunirsi politicamente in una nazione si assiste allo sforzo per costruire una storia nazionale mitica”.

(6) Del resto, dal punto di vista della sopravvivenza della società umana, non sarebbe neanche opportuna l’eliminazione degli Egregori: “ senza questa formazione di Egregori, entità indipendenti al di fuori e al di sopra degli individui, nessuna società sarebbe possibile” – sostiene Kerneiz ( in Hatha Yoga , p. 473 ).

Peraltro “nel nostro mondo del XX secolo, solamente gli eremiti indù e tibetani possono ancora adottare la soluzione radicale e ad un tempo logica, svincolandosi dagli Egregori per ritirarsi in solitudine” – così sempre Kerneiz, Hatha Yoga ,p. 474.

(7)Indubbiamente l’armonizzazione degli Egregori che popolano l’area politica della destra é difficile, ma tale difficoltà ( non impossibilità!) dovrebbe essere sentita come una sfida da un uomo politico di razza.

Le ondate immigratorie provenienti dai paesi islamici creano, poi, il problema di un’armonizzazione tra gli egregori portati dalle popolazioni immigrate e quelli locali. Qui il pericolo per la destra é di lasciarsi trascinare da miopi calcoli elettoralistici ad una lotta contro i “nuovi” egregori; lotta che essa forzatamente sarebbe portata a condurre facendo propri miti ed ideologie della sinistra ( cioé snaturandosi e suicidandosi come destra) : gli islamici sono “credenti”? Viva l’Occidente del “libero pensiero”! Gli islamici affermano la superiorità dell’uomo sulla donna ? Viva la parità dei sessi!Gli islamici condannano l’adulterio? Viva il “libero amore”! E così via.

La destra deve ambire ad essere guardiana della Tradizione e non ridursi ad essere custode delle tradizioni popolari, del folclore! Giusta la difesa della diversità; ma un popolo cerchi la Verità e vedrà che le diversità tra lui e gli altri popoli si appaleseranno; e saranno diversità significative, non cose da museo, da folclore.

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