Omosessualità

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Forse il Filosofo non sa dirci che cosa siano “virilità” e “femminilità”. Però il nostro sesto senso – più saggio di ogni filosofia – ci porta senza esitazione a riconoscere in alcuni nostri simili la “immagine stessa” della prima o della seconda ( chi dubita che il Gattamelata sia “maschio” e la Monroe “femmina”? ) e a notare che, invece, in altri, tale immagine sempre più, per così dire, si offusca e che, addirittura, certuni di essi si trovano confinati, da una Natura in vena di un cattivo scherzo, in una sorta di terra di nessuno: sono dotati nel fisico degli organi riproduttori propri di un determinato sesso, però la loro anima nutre le tendenze del sesso opposto: maschi nel corpo, si sentono prevalentemente attratti ( come le donne ) da un altro maschio, e viceversa.

Come tutti sanno questi esseri – che la natura ha voluto forgiare fuori dalla sua norma consueta – sono detti “omosessuali” .

E proprio a loro, meglio, alla loro condizione esistenziale, saranno dedicati i primi due paragrafi ( della presente “voce”). “La condizione omosessuale é male? É come essere storpi, diabetici, idropici ( cioé, male ) oppure é come essere, neri, gialli, rossi ( cioé, né bene né male) ? )” – ecco la domanda a cui cercheremo di dare una risposta in tali paragrafi.

Poi – siccome vi sono, com’è noto, delle persone che, pur rientrando nella norma ( avendo dei normali appetiti sessuali che li portano a preferire il sesso opposto ), cercano il loro piacere anche nel commercio carnale con partner del loro stesso sesso – in altri due paragrafi ci porremo la questione ( ben diversa dalla precedente ) se sia accettabile ( moralmente ) il rapporto omosessuale ( il godimento del piacere con un partner del nostro stesso sesso ).

La condizione omosessuale: excursus storico.

Essere omosessuali, é “male” ? Così si riteneva nell’antichità classica. E sul punto non deve ingannare il fatto ( notorio ) che sia i Greci che i Romani tollerassero ( e, per quel che riguarda i primi, addirittura idealizzassero ) il rapporto omosessuale.

Infatti, come noi tolleriamo la prostituzione ma disprezziamo la prostituta, così i Greci e i Romani ammettevano il rapporto omosessuale, ma disprezzavano l’effeminato ( il mollis dei Romani, il katapygondei Greci ) – l’unica differenza tra i due popoli era, che, tale, dai Romani era considerato chiunque, giovane o adulto, “si fosse fatto donna”, mentre dai Greci solo chi, giunto all’età adulta, avesse accettata la parte passiva ( nel gioco erotico) .

Questo ( negativo ) giudizio sugli effeminati, noi lo ritroviamo ripetuto anche in quelle, che sono considerate le due classiche “religioni dell’amore e della compassione”. Infatti, sia il Cristianesimo che il Buddhismo ( alle loro origini ) ritenevano incapace, l’ermafrodita, di pervenire ai gradi qualificati di vita spirituale ( accumunandolo in questo agli eunuchi e alle donne ).

Ancor recentemente la gerarchi cattolica , in un suo documento dedicato espressamente all’omosessualità, ne parla come di una “vitiata constitutio” ( una

condizione umana “patologica” ) .

Oggi, però, non mancano voci – destinate probabilmente ad aumentare di numero e di intensità – che rifiutano la legittimità di ogni negativo giudizio sull’omosessualità : questa non é né un vizio né una menomazione, addirittura può essere una condizione privilegiata per sviluppare un più profondo sentire umano (5).

Nostra opinione

Noi riteniamo che la “condizione omosessuale” ( in sé e per sé – indipendentemente cioé da un suo manifestarsi in un comportamento esterno omosessuale ), sia “male”; così com’é “male” essere diabetici, idropici, sordi (….) o – se vogliamo usare un paragone , più appropriato al fatto che, in fondo, stiamo parlando di quella che, per noi, é una malformazione dell’anima, più che del corpo – ( l’omosessualità é male ) così com’é male essere, paurosi, iracondi, invidiosi ( con la differenza, però, che di tali malattie dell’anima é più facile curarsi che dell’omosessualità ).

E se ci si domanda il perché di tale nostro ( apparentemente impietoso ) giudizio, il perchè noi consideriamo “male” l’omosessualità, rispondiamo : perché é male ogni ibridismo, ogni conflitto di impulsi che paralizza l’anima umana.

Per Plotino, l’unificazione del proprio essere é compito primario dell’uomo : “Meno uno” – insegnava il grande Filosofo nel suo linguaggio profondo, ma difficile – sono quanti son meno “essere”: più, quelli che più sono. E’ sé, ogni essere appartenendosi; e appartenersi, é concentrarsi. Uno, egli possiede se stesso, ed ha tutta la grandezza, ed ha la bellezza. Ecco : non scorre e non fugge ( più ) a sé indefinitamente. Tutto intero é ( ora ) adunato nella sua unità” (6).

E banali esperienze confermano tale insegnamento : se in una barca un rematore voga a nord e l’altro a sud, la barca non va né a nord né a sud, ma senza costrutto gira su se stessa; se un fiume si divide in rigagnoli, si trasforma in ( malsana ) palude e perde la sua forza: perché divenga capace di travolgere ogni ostacolo e giungere al mare, bisogna che, le sue forze disperse, siano canalizzate in un unico alveo.

Unità, dunque, é l’imperativo di ogni morale ( di tipo superiore ). L’omosessuale é, invece, di tale unità, la più patente antitesi: il suo corpo é fatto per fondersi e congiungersi con la femmina, e invece il suo animo tende ad unirsi con un altro maschio.

Si dirà: ma che colpa ha lui di questa sua malformazione?!

Qui si potrebbe discutere: si potrebbe anche dire ( con i reincarnazionisti ) che nessuno nasce, in un dato corpo e con una data anima, senza ragione, e che questa va ricercata nelle azioni di cui furono intessute le sue vite passate.

Si potrebbe, ma non occorre dirlo; perché per tacitare l’obiezione ( del filisteo di turno ) si può semplicemente replicare: e allora che colpa ne hanno il vile, l’iracondo, il sadico, se sono tali: che colpa ne hanno Barbablù, Landrù dei loro perversi istinti?! Nessuno é veramente colpevole delle sue malattie ( fisiche o psichiche, del suo corpo o della sua anima); e la tolleranza e la compassione sono un dovere! Ma questa e quella divengono virtù sospette quando gettano croci su alcuni vizi e rose su altri.

“ Ma noi perseguitiamo ( con le pene, del carcere, della morte ) il sadico, il rapace perché rubano, uccidono; se non nuocessero ad altri , le loro viziate inclinazioni, ci

lascerebbero indifferenti”. E con ciò dimostrate la vostra miopia! Forse che il sadico, il rapace non ha pensieri, non ha sentimenti ( conformi alla sua viziata natura ) ? forse che questi pensieri, questi sentimenti non sono di per sé realtà, e realtà nefaste e ammorbanti per il mondo (7) ? forse che essi non finiranno per esprimersi in tante piccole azioni perverse che, sommate insieme, danneggeranno l’umanità come una grande perversità? Certo, noi non vogliamo dire che si debba perseguitare l’omosessuale con pene criminali; anzi, lo riteniamo del tutto inutile e inopportuno ( come del resto, inutile e inopportuno, riteniamo perseguitare il sadico, l’omicida o il ladro ).

Ma dire ad un malato che é malato, non é persecuzione, é pietà verso di lui e verso coloro che lo circondano (8).

Il rapporto omosessuale: excursus storico

E’ lecito avere commercio carnale con persone del nostro stesso sesso?

La religione ebraica a tale domanda rispondeva in maniera drasticamente negativa. Nella Bibbia si legge: “ Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: é abominio” (Lv. 18,22); “Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio, il loro sangue ricadrà su di loro” (Lv. 20 , 13 ) .

Tale così severa condanna viene generalmente attribuita al particolare valore, che il popolo ebraico dava ad una numerosa figliolanza: insomma, chi si dava a rapporti omosessuali, era considerato dal popolo ebraico come dissipatore di una cosa ( il seme) estremamente preziosa. E giustificazione non diversa sembra avere la condanna, che, dell’omosessualità, dà il grande filosofo ateniese, Platone. Questi, infatti, dopo aver detto che “così come una legge ( non scritta ) proibisce i rapporti fra genitori e figli, allo stesso modo dovrebbe esistere una legge che vieta l’omosessualità”, giustifica ciò con lo scopo di evitare che “il seme sia gettato su pietre e macigni, dove esso non potrà trovare luogo adatto alle sue radici e mai potrà assumere la propria natura capace di generare”. E’ evidente che per Platone l’amore omosessuale é male, sì, ma né più né meno che quello eterosessuale, che non miri alla procreazione.

Quella di Platone era, peraltro, nella società greca e romana, la classica “vox clamantis in deserto”; infatti l’opinione pubblica, sia dei greci che dei romani, si dimostrava largamente tollerante verso l’amore omosessuale. Per i greci, poi, l’amore degli adulti per i giovinetti rappresentava addirittura l’ideale dell’eros.

E’ solo a cominciare dall’impero che si fa avanti l’idea che l’amore omosessuale sia riprovevole. E questo per l’affermarsi di quelle filosofie che, come lo stoicismo, impongono l’autodominio sulle passioni: in fondo limitare i rapporti sessuali a quelli procreativi significa limitarne il numero (11).

E proprio all’influenza dello stoicismo, oltre che dell’ebraismo, si attribuisce la ( nota ) posizione di intransigente condanna del Cristianesimo contro ogni rapporto tra sessi che non abbia fini procreativi; quindi, in primis, contro ogni rapporto omosessuale.

Tale intransigenza però va sempre più stemperandosi nel lassismo e permissivismo che oggi caratterizzano la società . Lassismo e permissivismo che in campo laico

danno luogo, com’é noto, a dei veri e propri “movimenti”, reclamanti per il rapporto omosessuale una legittimità non minore di quella riconosciuta a quello eterosessuale.

Rapporto omosessuale: nostra opinione.

Noi riteniamo con Gandhi che le leggi della Natura siano severe: uomo e donna possono unirsi solo se animati da sincero desiderio di avere un figlio. Da tale severa regola con ovvia logica deduciamo l’immoralità del rapporto omosessuale .

Riteniamo, però, ipocrita chi, uso a pratiche con l’altro sesso in cui con raffinati accorgimenti é impedito ogni risultato procreativo, leva il sasso per lapidare chi preferisce cogliere il proprio piacere con pratiche omosessuali.

Note

(5) Un tentativo generoso di riabilitare la condizione omosessuale é fatto da Fernandez-Marcos-Vidal, inOmosessualità – Scienza e coscienza ( ed. Cittadella, 1983 ,p17 e segg.). Fernandez-Marcoz-Vidal si pongono la domanda se “l’omosessuale in quanto tale possa considerarsi anormale”. E distinguono tra “normalità statistica” che evidentemente non può rilevare sul piano morale e “normalità come perfezione” , riconoscendo che “in questo senso, normale é ogni essere che si avvicina di più a ciò che deve essere”. Ora l’omosessuale , si domandano i tre Autori – può dirsi anormale in relazione a tale secondo significato del termine “normalità”? I tre generosi difensori della condizione omosessuale, qui non possono negare che “un omosessuale devia dalla finalità insita, anche morfologicamente, nella sua natura”; però notano che “l’uomo é un essere multidimensionale e che avere un problema in un campo non significa rinunciare o abbassare il livello della propria maturazione umana. Anche le gambe sono fatte per camminare, eppure ci sono dei paralitici che, senza muoversi, hanno percorso spazi ben maggiori di quelli di un infaticabile turista!”.

E’ certo – concludono i tre Studiosi – che l’omosessuale ha un “peso esistenziale” più grave da portare. Il suo corpo e il suo spirito sono il punto d’incontro, non sempre armonico, di desideri e di conflitti, che non é facile realizzare contemporaneamente(..Ma) riconoscere la gravità e le difficoltà di questo maggior peso esistenziale é ben diverso che dichiarare l’omosessuale “negato” in partenza nei confronti di una pienezza umana ed esistenziale. Sullo stesso piano bisognerebbe allora mettere molti artisti che, per la loro sensibilità più affinata di quella comune tra la gente, avvertono con forza ciò che sfugge agli altri. Forse bisogna strapparsi l’orecchio come Van Gogh perché appaiano i suoi girasoli e i suoi cipressi”.

(6) Dalle Enneadi, così come le abbiamo trovate tradotte in Introduzione alla magia – quale scienza dell’io,vol III, p.146-

E’ notevole il commento a tali massime ( ivi, p.147): “L’elemento essenziale per la condizione di “essere” é l’unità. Unificati! Sii uno! Quel fascio di energie, quel popolo di esseri, di sensazioni, di tendenze che tu sei, piegalo sotto una legge unica, sotto una volontà unica, sotto un pensiero unico. Organizzati! Piega la tua “anima”, usala in ogni senso, portala ad ogni bivio finché sia inerte, incapace di movimento proprio, morta ad ogni irrazionalità di istinto. Come un cavallo perfettamente domato, guidato a destra va a destra, guidato a sinistra va a sinistra, fermato si arresta, incitato si slancia – così pure la tua anima sia per te una cosa che tieni in pugno. Senza vincoli, sarai Uno: essendo uno Sei – e ti appartieni.Appartenendoti, la grandezza ti appartiene”.

(7) Nelle Scuole di carattere esoterico si pretende dagli allievi un controllo dei propri pensieri e sentimenti non meno rigido del controllo delle proprie azioni.

Si legga il seguente passo tratto da L’Iniziazione , di R. Steiner ( ed. Laterza, 1926,p.96 ): “L’allievo deve potersi elevare fino all’idea, che i suoi pensieri e i suoi sentimenti hanno per il mondo altrettanta importanza quanto le sue azioni; egli deve riconoscere che é altrettanto nocivo odiare il prossimo quanto colpirlo. Allora arriverà anche a comprendere, che, quando l’uomo lavora al proprio perfezionamento, compie un’opera utile, non soltanto per se stesso, ma anche per il mondo; dalla purezza dei suoi sentimenti e dei suoi pensieri il mondo trae altrettanto vantaggio quanto dalla sua buona condotta”.

(8) Meritano a questo punto di essere riportate le seguenti osservazioni di Julius Evola ( riportate inL’arco e la clava , p. 23 )

L’Evola parte dalla considerazione che l’embrione umano “ a tutta prima non é differenziato sessualmente, che esso in origine presenta le caratteristiche di entrambi i sessi”. “E’ un processo successivo – fa notare l’Evola – a produrre la“sessuazione”; allora le caratteristiche dell’un sesso vanno a prevalere e a svilupparsi sempre di più, quelle dell’altro sesso si atrofizzano o passano allo stato latente”. Di conseguenza ( a sviluppo compiuto ) il sesso che ha l’individuo maschile o femminile va considerato come l’effetto di una forza predominante che imprime il proprio suggello, mentre essa neutralizza ed esclude le possibilità originariamente coesistenti dell’altro sesso, specie nel campo corporeo, fisiologico ( nel campo psichico, il margine di oscillazione può essere assai maggiore)”.

Orbene – continua Evola – si può pensare che per regressione questo potere dominante da cui dipende la sessuazione si indebolisca” determinando “ una emergenza dei caratteri latenti dell’altro sesso e, quindi, una tendenziale bisessualità”. E questo indebolimento appunto é quello che é favorito nella società democratizzata che si é affermata ora nel nostro Occidente: “ in una società in cui il pindarico sii te stessoé divenuto una frase vuota di senso; in una società in cui avere un carattere vale come un lusso, che solo lo stupido si può permettere, mentre la labilità interiore é la norma”, anche l’avere un preciso carattere sessuale non può non diventare un non-senso”. “La democrazia – ribadisce l’Evola – non é un semplice fatto politico e sociale; é un clima generale il quale a lungo andare non può non avere conseguenze regressive sullo stesso piano esistenziale. Nel dominio particolare dei sessi, ne può venire senz’altro propiziato quello sfaldamento interno, quell’indebolimento del potere interno sessuatore che sono la premessa pel determinarsi e pel diffondersi del “terzo sesso” e, con esso, di molti casi di omosessualità, secondo ciò che il costume attuale ci presenta in un modo che non può non colpire”.

(11) Data la severità di tale regola c’é da aspettarsi che più si scende nella scala evolutiva degli esseri e meno essa sia rispettata. Quindi che l’omosessualità si ritrovi anche nel comportamento di certi animali, per noi vuol dire ben poco ( mentre indubbiamente avrebbe il valore di un argomento inoppugnabile a favore della sua liceità, per chi aderisse all’opinione di molti Padri della Chiesa, e in particolare di Sant’Agostino, secondo cui negli animali vige il comportamento sessuale “naturale” conforme ai disegni di Dio, mentre la sessualità umana é ferita e adulterata dal peccato originale).

Ma come poco significa che l’omosessualità esista tra gli animali( per dedurne la sua liceità), così poco significa ch’essa sia presso di loro meno frequente che presso gli uomini , per dedurne una maggiore “malvagità” o “corruzione” dell’uomo rispetto alla bestia.

L’uomo non é più lussurioso ( o più goloso….) dell’animale perché più corrotto di questo, ma al contrario, perché di questo più evoluto. Lussuria ( golosità ed altri vizi ) sono naturali ad un certo grado di evoluzione; però pure “naturalmente” spariscono ad un grado ulteriore. E’ quindi sostanzialmente da condividere il giudizio benevolo di Fernandez-Marcos-vidal su alcune pratiche erotiche, diciamo così, sofisticate: “ Se l’uomo, mangiando, si limitasse a ingerire le sostanze organiche necessarie al suo organismo e volesse limitarsi a questo crudo e rude funzionalismo dell’alimentazione, distruggerebbe la “cucina”, fenomeno tipicamente umano. Gli asini del duemila mangeranno come quelli del mille e cinquecento, se ne resterà ancora qualcuno. L’uomo, allo strettamente necessario, aggiunge un “qualcosa di più”, che appartiene all’ordine dei rapporti e dello spirito (….) Se l’uomo si comporta così, con una funzione molto meno importante per il destino dell’uomo com’é il mangiare, cosa non farà con la sessualità, insita nel cuore stesso dell’uomo con le sue tre dimensioni : dell’amore, della vita e della morte” (Op. cit. , p. 22 ).

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