Atti osceni

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Atti osceni

Il Wladimir Solowjew, uno dei più sensibili interpreti della condizione umana, osserva che “L’uomo come essere morale sente che la disordinata liberazione dell’impulso sessuale é in contrasto con la sua più profonda natura e se ne vergogna” ( e con ciò l’illustre Autore, spiega la nascita del pudore).

Anche senza elevarsi a tali altezze metafisiche, bisogna riconoscere che l’uomo si costruisce dei valori, si prefigge delle mete, il cui conseguimento implica la rinuncia, al totale soddisfacimento sessuale ( in alcuni casi: monaci, asceti…) o, almeno, ad un indiscriminato soddisfacimento sessuale ( nella maggior parte dei casi : chi ha il culto della patria deve – come i Franchi di cui canta Manzoni nell’Adelchi – essere pronto a rinunciare ai dolci colloqui amorosi per prendere le armi, chi ha l’ambizione di primeggiare negli studi, deve sacrificare Venere a Minerva, e così via ). Da qui il suo sentire come nemica e perturbatrice ogni sollecitazione sessuale ( che pervenga fuori dei tempi e degli spazi da lui deliberatamente riservati all’uso del sesso ).

Ma non solo il singolo, anche la Società nel suo complesso, ha interesse a un controllo della sessualità: “ Vi é una cosa – scriveva Gandhi – che noi non comprendiamo : che l’incontinenza sia la causa profonda di tutte le vanità, le collere, i timori e le gelosie di tutti”; quindi, anche, la causa di tutte le guerre, le sopraffazioni, le ingiustizie, gli sfruttamenti che rendono così difficile abitare in questo nostro povero pianeta. Davvero: nessuna società può mai prosperare e svilupparsi armonicamente, se i suoi membri non hanno un pieno e fermo controllo della loro sessualità.

Da qui l’interesse della società stessa ad aiutare il singolo in tale controllo imponendo dei tabù, dei divieti, a quei gesti, a quelle parole che possono risvegliare inconsultamente ( cioé fuori delle situazioni riservate deliberatamente al sesso) l’istinto. Da qui, in altre parole, la nascita del senso del pudore, che viene appunto definito da un grande giurista, il Marciano, come “ quella speciale sensibilità del genere umano che, secondo i popoli e le consuetudini dei tempi, spinge ad un naturale riserbo in rapporto ai pensieri e agli atteggiamenti che si richiamano, sia pure in forma allusiva, ai misteri della generazione e alla vita dei sensi”.

C’é chi ( come il R. Latagliata, in Enciclopedia del diritto, voce, Atti osceni,p. 5 ) spiega “l’esistenza del pudore con la struttura biologica dell’uomo, che lo pone in una situazione particolare rispetto a tutte le altre creature viventi (…) Mentre l’animale vive tranquillo secondo la provvidenziale cieca fatalità dell’istinto che lo guida in corrispondenza alle necessità biologiche sue e della propria specie”, l’uomo – secondo tale concezione – sarebbe “caratterizzato da una prepotente eccedenza dell’istinto rispetto alle oggettive possibilità e ai bisogni della sua vita organica” : “la larghezza della vita impulsiva non trovando riscontro in una adeguata struttura biologica” renderebbe appunto “ necessaria una costante attività di controllo e di autodisciplina tendente ad evitare i pericoli della smoderatezza”.

Noi però dubitiamo dell’esattezza di tale concezione ( perchè ci pare che non spieghi il perché della “inadeguatezza” del fisico umano a un uso frequente del sesso : infatti se rientrasse nel “destino” dell’uomo l’uso frequente del sesso, anche il corpo umano sarebbe diventato adeguato a questo uso frequente ). E preferiamo, pertanto ritenere che il pudore, più che in una inadeguatezza biologica dell’uomo, trovi il suo fondamento nel fatto che gli uomini e le società umane ( a differenza degli animali e delle società in cui questi si raggruppano ) si costruiscono e si danno dei valori al di sopra di quelle che sono le semplici esigenze naturali ( mangiare, bere, usare del sesso…) e che, pertanto, con tali esigenze possono entrare ed entrano in conflitto ( e ciò non per una deplorevole artificiosità dell’uomo e delle società da lui costruite, ma perchè rientra nella più vera natura dell’uomo non vivere….secondo natura ).

Se quanto premesso é vero, le regole di una sana condotta morale possono essere indicate in due righe: é dovere dell’uomo astenersi da quegli atti che possono scatenare in altri ( contro la loro volontà ) il desiderio sessuale.

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